Fissata il prossimo 17 settembre davanti alla Suprema Corte di Cassazione la discussione del ricorso per Gianluca Alfieri contro la misura cautelare eseguita dalla Guardia di Finanza di Salerno nell’inchiesta della Dda su un traffico di droga tra Avellino e Salerno controllato dal clan Fezza-De Vivo. Nell’istanza presentata dal suo difensore, il penalista irpino, Generoso Pagliarulo, davanti alla Suprema Corte sollevata la questione della competenza territoriale e l’annullamento della custodia cautelare in carcere confermata dal tribunale della Libertà di Salerno.
Tra le istanze rigettate dal Riesame oltre a quello contro la misura cautelare per Mario D’Angelo, ritenuto il presunto capo del cartello, che riforniva non solo le “piazze di spaccio” del Serinese e dell’Agro Nocerino, c’è anche quello di Alfieri, balzato alle cronache nazionali e giudiziarie perché amministratore unico del gruppo Alfieri svp, con sede in via Montenapoleone a Milano e per cui la sua difesa presenterà anche al gip del tribunale di Salerno la richiesta dell’attenuazione della misura cautelare.
Intanto Alfieri, ristretto nel carcere di Avellino, all’interno del gruppo dedito al narcotraffico il 25enne avrebbe avuto un ruolo ben definito. Secondo l’accusa, il 25enne si sarebbe occupato della situazione contabile, in particolare dei crediti vantati dall’associazione criminale nei confronti degli acquirenti. In sostanza, anche nel commercio di droga, il 25enne irpino, avrebbe svolto un ruolo prettamente finanziario come nel caso dei crediti d’imposta fittizi ceduti alle società calcistiche.
Ma Alfieri ha ricevuto nei mesi scorsi un nuovo avviso di garanzia. La Procura di Brescia ha chiuso, infatti, le indagini dell’inchiesta sui crediti d’imposta inesistenti ceduti alla società calcistica di Massimo Cellino. Nel registro degli indagati iscritti con l’accusa di indebita compensazione, oltre al 25enne irpino Alfieri, sono finiti Marco Gamba, commercialista e consulente della società bresciana, Francesco Scalercio, broker di Lamezia Terme; Andrea Piceni, intermediario bresciano; e Danilo Porcile, imprenditore avellinese, finito in carcere per una maxitruffa da 1,7 miliardi di euro legata agli ecobonus fittizi e smascherata dalla Guardia di Finanza di Avellino.
E per la procura di Brescia che ha riunito due procedimenti che vedono coinvolto il 25 enne irpino arrivano anche le conferme delle misure interdittive a carico del commercialista Marco Gamba e dell’imprenditore Andrea Piceni, entrambi bresciani e indagati nell’inchiesta sulla presunta compravendita di crediti d’imposta fittizi per circa quattro milioni di euro che il Brescia Calcio aveva utilizzato per sanare gli oneri tributari della stagione 2024-25.
Per un anno non potranno lavorare: esercitare l’attività professionale l’uno e quella imprenditoriale l’altro. Così hanno deciso prima il Tribunale del Riesame, poi la Cassazione (che ne ha confermato il provvedimento) a carico del commercialista Marco Gamba e dell’imprenditore Andrea Piceni,
Chiesta dalla Procura l’archiviazione, invece, per l’ex presidente del Brescia Massimo Cellino, inizialmente indagato e poi ritenuto parte lesa nella vicenda . Per gli inquirenti, il gruppo Alfieri Spv, società «priva di una sede effettiva, non iscritta nell’elenco delle società veicolo della Banca d’Italia e non ottemperante sul piano fiscale», sarebbe stata «costituita da Porcile e Scalercio per vendere crediti d’imposta inesistenti»
Una società, in grado di movimentare milioni, nonostante non avesse neanche un dipendente, da cui Brescia e Trapani hanno acquistato crediti di imposta per pagare i contributi previdenziali. Secondo la tesi della Procura, Alfieri, Gamba, Scalercio e Piceni «con più atti esecutivi e di un medesimo disegno , in concorso morale e materiale tra loro, con Porcile e con altri soggetti ancora non identificati», avrebbero «indotto in errore il legale rappresentante non solo del Brescia calcio, Massimo Cellino ma anche gli amministratori di altre tre società, procurandosi un ingiusto profitto di tre milioni e 900 mila euro.
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