Movida ad Avellino, tre ordinanze in due mesi e la revoca anticipata

Dalla stretta di luglio al dietrofront di settembre: Nargi parla di un pasticcio amministrativo

Il Comune revoca in anticipo le limitazioni sulla movida dopo il calo delle presenze registrato ad agosto. Laura Nargi, sulla sua pagina fb  parla di «pasticcio amministrativo» e mette in discussione la logica dei provvedimenti.

A Avellino la disciplina della movida estiva si è trasformata, nel giro di meno di due mesi, in un caso politico e amministrativo. Tre ordinanze, una correzione in corsa e infine una revoca anticipata hanno riaperto il confronto sulla gestione della vita notturna e sulle scelte adottate dall’amministrazione guidata dal sindaco Nello Pizza.
L’ultimo atto è l’ordinanza numero 481 del 2 settembre 2026, con la quale il Comune ha revocato integralmente il precedente provvedimento numero 414 del 31 luglio. Una decisione motivata dai risultati dei controlli effettuati dalla Polizia Municipale, che nella terza settimana di agosto avrebbe registrato un progressivo e significativo calo dell’affluenza nelle aree interessate dalla movida, insieme a una riduzione delle criticità nelle ore serali e notturne.

La prima stretta  e l’estensione a tutta la città
Il primo intervento risale al 10 luglio, quando il sindaco Nello Pizza firmò l’ordinanza numero 362/2026. Il provvedimento introduceva limitazioni alla vendita per asporto di bevande alcoliche, agli intrattenimenti musicali e all’utilizzo di contenitori in vetro e lattine in alcune delle aree considerate più esposte ai problemi della movida, tra cui il Centro storico, Corso Vittorio Emanuele II, via De Conciliis, via Tuoro Cappuccini, via Scandone e via Fariello.
Poche settimane più tardi, il 31 luglio, arrivò però una seconda ordinanza, la numero 414, con la quale le restrizioni furono estese a tutto il territorio comunale fino al 13 settembre. La nuova formulazione interveniva proprio per superare i dubbi interpretativi e le possibili disparità di trattamento determinate dal primo provvedimento.
Il percorso amministrativo si è chiuso, almeno per ora, con la terza ordinanza. Il 2 settembre il Comune ha cancellato le restrizioni con circa dieci giorni di anticipo rispetto alla scadenza prevista.
Il calo delle presenze 
La motivazione contenuta nel nuovo provvedimento ha alimentato le polemiche. Secondo la relazione richiamata dal Comune, nella terza settimana di agosto è stato riscontrato un significativo decremento dell’affluenza e una movida più regolamentata e meno problematica rispetto agli anni precedenti.
È proprio questo passaggio a essere diventato il punto centrale delle critiche dell’ex sindaca Laura Nargi. Se il calo delle presenze viene utilizzato oggi come uno degli elementi per giustificare la revoca, sostiene l’ex prima cittadina, resta da chiarire quale rapporto ci sia tra una minore affluenza e la necessità delle limitazioni alla vendita per asporto degli alcolici o agli intrattenimenti musicali.
Nargi ha definito la vicenda un «pasticcio amministrativo», contestando una gestione che, nella sua lettura, avrebbe prima introdotto misure circoscritte, poi corretto il perimetro dei divieti e infine cancellato tutto prima della scadenza.

Le restrizioni decadono, restano le regole ordinarie
Con la revoca dell’ordinanza 414 cessano i divieti straordinari relativi alla vendita per asporto di bevande alcoliche e superalcoliche, agli intrattenimenti musicali e all’utilizzo di alcuni contenitori nelle fasce orarie precedentemente individuate.
Restano naturalmente in vigore le norme nazionali e regionali in materia di sicurezza, quiete pubblica, tutela della salute e inquinamento acustico. Il Comune ha inoltre lasciato aperta la possibilità di adottare nuovi interventi qualora dovessero ripresentarsi situazioni considerate critiche.
Il tema, quindi, non riguarda soltanto il venir meno delle limitazioni, ma la coerenza complessiva della strategia seguita nel corso dell’estate. La sequenza degli atti amministrativi e la motivazione utilizzata per l’ultima revoca sono destinate a restare al centro dello scontro politico, soprattutto per gli effetti che le restrizioni possono avere avuto sugli esercenti e sulla frequentazione serale della città.

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