Il presidente uscente riconosce gli errori, ma chiama in causa il partito. La vittoria di Picone pesa sugli equilibri tra Pd, Casa Riformista e campo largo.
La sconfitta alla Provincia di Avellino non porta Rizieri Buonopane fuori dal Partito Democratico, ma apre una resa dei conti politica dentro il centrosinistra irpino. Il presidente uscente, battuto da Fausto Picone, rivendica la scelta di essere rimasto dentro una cornice politica definita e considera il risultato meno pesante di quanto annunciassero i pronostici iniziali. Il voto ha consegnato a Picone la guida di Palazzo Caracciolo, con un consenso più ampio tra gli amministratori locali e una chiara frattura nel campo progressista.
La partita interna al Pd
Il nodo principale riguarda il ruolo del Pd. Nella lettura di Buonopane, il partito ha avuto un peso decisivo in entrambe le direzioni: da un lato gli amministratori che hanno seguito la linea ufficiale e lo hanno sostenuto, dall’altro quelli che hanno scelto di convergere su Picone. La conseguenza politica è netta: il Partito Democratico aveva un presidente uscente, espressione del proprio campo, e ha finito per perderlo. Il dato diventa ancora più rilevante perché la candidatura alternativa ha raccolto il sostegno di Casa Riformista e di pezzi del centrodestra, in particolare Forza Italia e Lega.
Autocritica e responsabilità
Buonopane riconosce errori nella gestione dei rapporti politici e amministrativi, ma respinge l’idea di essere stato soltanto un presidente isolato o non inclusivo. La sua ricostruzione indica anni segnati da tensioni con il partito provinciale, soprattutto su dossier ritenuti centrali per l’ente. La narrazione dell’uomo solo al comando, secondo l’ex presidente, avrebbe pesato sulla percezione del suo operato e avrebbe contribuito a deteriorare i rapporti con una parte degli amministratori. Da qui la disponibilità a un’autocritica personale, accompagnata però dalla richiesta di una riflessione più ampia nel Pd irpino e regionale.
Il nuovo corso di Picone
Il successo di Fausto Picone, sindaco di Candida e già consigliere provinciale, segna l’avvio di una nuova fase amministrativa. Il neo presidente ha costruito una vittoria ampia nel voto ponderato, con un margine significativo nelle fasce dei piccoli Comuni. Per Buonopane, la promessa di una Provincia diversa andrà misurata sui fatti, anche perché Picone ha già condiviso negli ultimi anni una parte dell’amministrazione provinciale attraverso deleghe ricevute proprio durante la precedente gestione.
L’ombra dell’accordo politico
La sconfitta viene letta anche alla luce degli equilibri tra Maurizio Petracca, Vincenzo Alaia, il Pd e Casa Riformista. Nel centrosinistra irpino si è rafforzata l’idea di un’intesa politica più larga, capace di distribuire pesi e ruoli tra Comune e Provincia. Buonopane non presenta la propria candidatura come una battaglia personale contro il partito, ma come il tentativo di impedire che scelte decisive venissero assunte fuori dagli organismi democratici. Il punto critico resta il metodo: se nel Pd fosse maturata una candidatura alternativa ufficiale, il confronto avrebbe potuto svolgersi dentro una sede politica riconoscibile.
Il futuro nel partito
L’ex presidente non rompe con il Pd e conferma la permanenza nel proprio campo politico. La scelta di ricandidarsi viene presentata come un atto di appartenenza, non come una sfida esterna. Tuttavia, il voto provinciale lascia aperta una questione che va oltre la sua vicenda personale: la capacità del centrosinistra irpino di tenere insieme alleanze, correnti e territori senza trasformare ogni appuntamento istituzionale in una verifica di forza interna. Dopo Palazzo Caracciolo, il campo largo resta in piedi, ma con una ferita politica che il partito dovrà affrontare prima delle prossime scadenze.

