Claudio Petrozzelli, 33 anni, è candidato al Consiglio comunale di Avellino nella lista del Partito Democratico, con candidato sindaco Nello Pizza. Il suo impegno è centrato su mobilità, giovani, rigenerazione urbana e qualità della vita.
Avellino presenta diversi spazi urbani incompiuti o poco valorizzati. Quale ruolo può avere il Consiglio comunale nel monitorare questi interventi e garantire maggiore trasparenza e tempi certi ai cittadini?
Il Consiglio comunale può avere un ruolo molto importante nel pretendere chiarezza, tempi certi e responsabilità sugli interventi di rigenerazione urbana. Troppo spesso, ad Avellino, abbiamo visto cantieri incompiuti, spazi lasciati a metà e opere che hanno perso la loro funzione originaria. Il primo compito del Consiglio è quello di vigilare, chiedere conto dello stato di avanzamento dei progetti e pretendere che ogni intervento abbia un cronoprogramma pubblico, verificabile dai cittadini.
Per me, questo significa partire anche dalle opere già finanziate e mature, come il progetto ERP di Valle, che ha già ottenuto risorse regionali e rappresenta un intervento strategico non solo per quel quartiere ma per l’intera città. Il Consiglio comunale deve diventare il luogo in cui si chiede trasparenza sugli atti, si controllano i passaggi amministrativi e si evita che i tempi della politica si traducano ancora una volta in ritardi per i cittadini.
In che modo un consigliere comunale può contribuire concretamente a creare un contesto favorevole per imprese e giovani, sostenendo lo sviluppo economico del territorio?
Un consigliere comunale non crea da solo sviluppo economico, ma può contribuire in modo concreto a costruire un contesto favorevole per imprese e giovani. Il punto di partenza è una città che funzioni meglio: procedure più semplici, tempi amministrativi certi, attenzione alle aree produttive, servizi più efficienti e una visione chiara su dove investire risorse e energie.
Accanto a questo, il Comune deve sostenere chi produce valore sul territorio, a partire dalle piccole e medie imprese, dal commercio, dall’artigianato e da tutte quelle realtà che tengono viva la città. Per i giovani servono opportunità vere: orientamento, spazi di protagonismo, collaborazione con scuole, università, associazioni e mondo produttivo. Avellino deve essere una città capace di trattenere competenze e di attrarre nuove energie, non un luogo da cui partire per forza.
Quali sono, secondo lei, le principali criticità della mobilità ad Avellino e come può l’assemblea cittadina incidere nelle scelte per migliorare i servizi per gli avellinesi?
La mobilità è una delle principali criticità di Avellino perché tocca la vita quotidiana delle persone: lavoro, studio, salute, servizi, relazioni. Oggi la città soffre per collegamenti insufficienti, c’è un trasporto pubblico poco integrato e una condizione di isolamento che penalizza soprattutto i giovani e chi vive nelle periferie o nelle aree interne. La battaglia per riottenere l’apertura della stazione è eloquente, c’è stata forte partecipazione perché il tema è sentito come prioritario.
Bisogna ritornare ad avere una filiera istituzionale che funzioni, il Consiglio comunale può incidere chiedendo una programmazione più seria, monitorando i servizi esistenti e sollecitando scelte politiche chiare sul futuro dei collegamenti. Serve una mobilità più moderna, integrata e accessibile, capace di collegare meglio centro, quartieri e territorio, ma anche di rafforzare i rapporti con Napoli e con le principali direttrici regionali. Per questo, l’investimento sulla mobilità ferroviaria è essenziale, anche per rispettare i criteri di sostenibilità che l’Unione europea ha programmato per i prossimi anni. Per me questa è una battaglia decisiva: senza mobilità non c’è sviluppo, non c’è equità e non c’è qualità della vita.






