Il professor Giuseppe Cardillo, Direttore della UOC di Chirurgia Toracica presso l’Azienda Ospedaliera San Camillo Forlanini di Roma, Past President della Società Italiana di Endoscopia Toracica (SIET) e docente di Chirurgia Toracica presso le università Unicamillus e UniLink, è profondamente legato alle sue radici: i suoi genitori erano originari di Santa Paolina e Pietradefusi, e lui stesso ha vissuto la sua giovinezza a Santa Paolina.
Il tumore al polmone rappresenta ancora oggi una delle principali cause di morte per cancro a livello mondiale, ma i progressi della medicina stanno cambiando in modo significativo lo scenario. Ne parliamo proprio con il professor Cardillo, chirurgo toracico.
Professor Cardillo, quanto è diffuso oggi il tumore al polmone?
Il tumore polmonare è tra le neoplasie più frequenti e purtroppo anche tra quelle con maggiore mortalità. Questo è dovuto soprattutto al fatto che spesso viene diagnosticato in fase avanzata. Tuttavia, oggi abbiamo strumenti che ci permettono di individuare la malattia più precocemente, migliorando le possibilità di cura.
Quanto incide il fumo di sigaretta?
Il fumo è il principale fattore di rischio ed è responsabile di circa l’80–85% dei casi. Il rischio aumenta con il numero di sigarette fumate e con gli anni di esposizione. È importante sottolineare che smettere di fumare riduce progressivamente il rischio, anche dopo molti anni.
Cosa è cambiato nelle terapie negli ultimi anni?
Abbiamo assistito a una vera rivoluzione. Oggi non esiste più una terapia uguale per tutti, ma trattamenti personalizzati. Le terapie a bersaglio molecolare agiscono su specifiche alterazioni genetiche del tumore, come EGFR, ALK e ROS1, e sono spesso più efficaci e meglio tollerate. L’immunoterapia, invece, aiuta il sistema immunitario a riconoscere e combattere le cellule tumorali, migliorando in molti casi la sopravvivenza.
La chirurgia è ancora un’opzione importante?
Assolutamente sì, soprattutto nei casi diagnosticati precocemente. Oggi utilizziamo tecniche mini-invasive, come la toracoscopia e la chirurgia robotica, che permettono un recupero più rapido, meno dolore post-operatorio e minori complicanze.
Quanto è importante la diagnosi precoce?
È fondamentale. Nei soggetti ad alto rischio, come forti fumatori o ex fumatori sopra i 50 anni, è consigliato lo screening con TAC torace a basso dosaggio. Questo consente di individuare tumori molto piccoli, spesso ancora operabili e quindi potenzialmente guaribili.
Qual è il messaggio finale per i lettori?
Il tumore al polmone resta una malattia seria, ma oggi abbiamo molte più armi per combatterlo: diagnosi più precoce, chirurgia meno invasiva e terapie sempre più mirate. Il messaggio principale però è uno: la prevenzione è fondamentale e smettere di fumare è la scelta più efficace per ridurre il rischio.







