AVELLINO – “E così è passato anche Natale… Una delle cose più straordinarie che succedono nella mia città sono gli incontri che, ogni anno, a Natale si fanno lungo lo “stradone dei pioppi” che, dalla fine del XVIII secolo, segna la direttiva di Avellino verso Napoli. Oggi la discussa arteria di Corso Vittorio Emanuele è viatico di gente che lavora o studia fuori e che durante queste festività rientra in città trasformando una comune strada in porto.
Amici e pezzi di una vita fa che rivedi solo in quell’occasione..come è capitato a me: quest’anno sotto le stelle e le lune illuminate ho rivisto Raul Caruso, un caro amico degli anni del liceo. Tra le cose mi fa: “Avresti una buona foto della Torre dell’Orologio che non abbia copyright da pubblicare sulla copertina di una rivista?” Penso subito ad un altro mio amico fotografo, Camillo Ripaldi, che sempre un po’ di anni fa mi aiutò con le foto per la mia tesi di laurea.
A volte le cose succedono così: detto, fatto! La Torre dell’orologio su Peace Economics Peace Science: Peps!”. Cos’ in una nota Barbara Matetich, presidente della Commissione Cultura e Turismo del Comune di Avellino. “Intanto – prosegue – scopro che Raul Caruso fa parte della comunità scientifica di scienza della pace e che la nuova casa editrice di Peps, rivista scientifica internazionale di cui Il Professor Caruso è direttore affiancandola alla rete europea degli scienziati della pace e al capitolo italiano dell’EPS, Economists for Peace and security organizzazione che ha sede a NY, cerca un’immagine per la copertina di un nuovo numero.
E allora, la linea saltante della Torre dell’orologio di Avellino che sovrasta i tetti della maglia urbana della città emergendo in tutta la sua austerità nel dispiegarsi , con i suoi 36 metri di altezza e i suoi tre ordini architettonici che la connotano fino ad identificarsi – da sempre – come il simbolo della comunità avellinese è sulla copertina di Peps e ci resterà per un po’ di tempo!
La tradizione, raccolta dallo storico avellinese Francesco Scandone, vuole che essa sia stata edificata su una torre dell’antica cinta muraria o addirittura eretta sui resti di un antico campanile. Costruita intorno al 1650, essa è stata spesso attribuita al Fanzago, presente in Avellino alla metà del XVII secolo come consigliere di Francesco Marino Caracciolo, per il suo perfetto inserimento nell’immagine della nuova città ridisegnata dall’artista bergamasco. Della torre, la cui costruzione in origine era a due piani, di cui quello superiore aperto, il Pescatori ci fornisce una attenta relazione tecnica scrivendo: “Tutta la Torre è alta 36 metri, ha un basamento a bugne riquadre; il primo ordine architettonico è toscano con trabeazione mista a dorico, in pietra dura oscura; l’ordine superiore è corintio, di tufo misto a mattoni”. La costruzione che fin dalle origini appartenne all’Università, fu gravemente danneggiata dai terremoti del 1668 e del 1742, ma i primi interventi si ebbero soltanto nel 1783 con l’utilizzo di denaro pubblico che dotarono la struttura di un nuovo macchinario per l’orologio: un orologio a campane e una “diana” da suonare soltanto in caso di pericolo. I restauri seguiti all’ultimo terremoto del 1980 hanno restituito alla cittadinanza una torre sapientemente recuperata all’antico equilibrio architettonico e, benchè la città non cessi di trasformarsi, la torre dell’orologio continua a campeggiare sul panorama circostante quale segno tangibile della nostra storia e quasi come punto di riferimento per l’evoluzione culturale e urbanistica di Avellino.
Ora l’immagine –simbolo della nostra città è lanciata su mercati internazionali dove autori e lettori sono al 90% accademici e rappresentanti di think thank of organizzazioni internazionali. Grazie Raul, grazie Camillo e grazie Natale di Avellino”, conclude la nota.



