Smart working tra opportunità e criticità: il confronto politico al Cnpr Forum

 

 

Lo smart working non è più una misura emergenziale, ma una trasformazione strutturale del lavoro che necessita di nuovi modelli organizzativi, aggiornamenti normativi e un cambiamento culturale. È quanto emerso dal Cnpr Forum “Smart working, opportunità oppure ostacolo?”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca.

Nel dibattito, rappresentanti di diversi schieramenti politici hanno espresso una convergenza di vedute sui benefici del lavoro agile, pur evidenziando la necessità di governarne l’evoluzione. Ylenia Zambito (PD) ha sottolineato l’urgenza di superare modelli basati sulla mera presenza fisica, puntando su obiettivi, responsabilizzazione e qualità dell’organizzazione. Andrea Mascaretti (FdI) ha evidenziato il ruolo decisivo delle nuove tecnologie, che consentono di lavorare ovunque e favoriscono nuove opportunità occupazionali.

Per Valentina Barzotti (M5S) è necessario integrare la legge 81/2017 per evitare disuguaglianze e rendere il lavoro da remoto più competitivo e attrattivo, soprattutto per i giovani. Rosaria Tassinari (FI) ha indicato nel modello misto, che bilancia presenza e smart working, la soluzione più efficace, capace di migliorare qualità della vita e ridurre costi e impatto ambientale.

Dal punto di vista dei professionisti, Mario Chiappuella, commercialista e revisore legale, ha evidenziato la necessità di garantire coerenza tra normativa e prassi amministrative, evitando applicazioni restrittive che snaturino lo spirito della legge.

A chiudere i lavori è stato Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, che ha ribadito come lo smart working non sia un benefit, ma uno strumento organizzativo orientato agli obiettivi, da ottimizzare attraverso un passaggio culturale più che esclusivamente normativo.

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