Servizi sociali, il grido di allarme di “Officina Solidale”

“La Fondazione Officina Solidale, per la sua particolare forma di partecipazione che garantisce un ampio coinvolgimento di cittadini, di imprese, di enti locali, di associazioni, non può non far sentire la propria voce in uno dei momenti più tristi e particolari di questa nostra storia” – è quanto afferma in una nota inviata dalla Presidente della Fondazione Officina Solidale, Prof.ssa REPOLE Rosa Maria. “La Fondazione – continua la nota – fin dalla sua costituzione (3 marzo 2010), è stata vicina a tutte le particolari forme di bisogni emergenti sul territorio, cercando di essere attenta a disagi manifesti e latenti. Tante sono state le occasioni di confronto, di analisi, tanti i momenti di ricerca di un possibile sviluppo concreto. Osservando e, soprattutto, vivendo la realtà, la Fondazione non può esimersi dal lanciare un forte grido di allarme a quanto sta succedendo che, nel concreto, è anche frutto di definite scelte da parte della nostra Regione. Dopo la lotta contro la discarica del Formicoso, la lotta contro la chiusura degli Ospedali in Irpinia, assistiamo a nuove decisioni sul campo socio-sanitario che sicuramente avranno delle conseguenze non indifferenti sui cittadini. Il decreto commissariale n. 77/11, formulato (sembra) a chiarimento del precedente decreto commissariale n. 6/10, mette definitivamente in ginocchio Ambiti sociali territoriali, comuni e, di conseguenza i semplici cittadini, gli ultimi, solo in ordine di citazione, e reali destinatari dei servizi socio-assistenziali. I comuni, vengono chiamati a corrispondere una quota in considerazione della necessità del concorso alle spese per prestazioni socio- sanitarie. Tutto ciò, peraltro, in contrasto con la legge regionale n. 11/07 la quale, all’art. 37, rinvia a un atto di Giunta regionale la definizione delle tipologie di prestazioni socio- sanitarie da considerare compartecipate e individua tra le risorse regionali i fondi da appostare per far fronte alla relativa spesa. In considerazione anche dei numerosi tagli già fatti , come faranno gli enti locali ad assicurare un servizio ai loro cittadini? I comuni associati, anche se titolari delle prestazioni citate nel decreto, non sono assolutamente in grado di far fronte a quella spesa tranne che non vengano trasferiti i fondi assicurati dal citato articolo 37. Ad oggi le speranze che si prospettavano erano altre. Ci si aspettava un deciso intervento politico da parte di questa nuova amministrazione regionale, in grado di recidere alla fonte una sterile quanto incomprensibile controversia tra enti pubblici della medesima regione, che invece con questo ulteriore decreto rischia di avvitarsi ancora di più con risvolti di assoluta gravità per le amministrazioni locali, gli enti accreditati e gli utenti. Ma questa è solo la punta di un iceberg. Come faranno le scuole che ancora attendono fondi regionali di lavori già realizzati (il progetto Scuole aperte è solo un esempio) e che continuano a vedere tagli negli organici, nei fondi assegnati e che necessariamente devono richiedere comprensione e sostegno alle famiglie per i livelli minimi di assistenza ai propri figli? E come faranno le famiglie a sostenere tutto questo? Questi ed altri sono gli interrogativi a cui la Fondazione cerca di dare risposte, stando vicina ai più deboli, all’ultima ruota (solo per ordine di citazione) del carro. Ma come rispondere a quanti si sono visti togliere il lavoro all’improvviso? Cosa dire ai cassintegrati dell’Almec, dell’Iribus…e altro ancora? Non ci sono risposte. C’è solo la forte solidarietà dei soci della Fondazione, tutta la vicinanza a quanti stanno vivendo il dramma terribile della perdita del lavoro. C’è tutta la disponibilità a rendersi attivi e a prendere parte a qualsiasi forma di sostegno civile a garanzia della difesa dei diritti, con una partecipazione ad un disagio che non è solo individuale, ma diviene di tutti. La sanità, il sociale, l’istruzione, il lavoro versano in situazione di crisi che tutti conosciamo anche per il perpetuarsi di metodi e situazioni che non sono risolvibili sul mero versante della spesa (con il semplice trasferimento di impegni di spesa agli enti locali) senza affrontare le questioni che ne sono all’origine. In questo clima di cambiamenti al vertice, come non auspicare un cambiamento fatto anche di scelte? E’ questo l’invito che la Fondazione fa alla propria regione. Rivedere le proprie scelte per concentrare una maggiore attenzione a tutti i cittadini. Si è veramente convinti che le scelte operate fino ad ora siano a favore di tutti i cittadini? Nessuna illazione… semplicemente un dubbio lecito vista la realtà che osserviamo e che viviamo”.

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