Il sistema dei pronto soccorso in Italia è sempre più sotto pressione, con numeri che evidenziano un uso spesso improprio delle strutture di emergenza. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2024 gli accessi hanno sfiorato i 19 milioni (18,582 milioni), ma ben il 60% riguarda codici bianchi e verdi, ovvero casi non urgenti o a bassa priorità che potrebbero essere gestiti anche a livello ambulatoriale.
Nel dettaglio, si contano circa 2,26 milioni di codici bianchi (12,17%) e quasi 9 milioni di codici verdi (48,30%): situazioni come piccole ferite, distorsioni, febbre moderata o sintomi influenzali, che non richiederebbero il ricorso al pronto soccorso. Questo fenomeno segnala una forte inappropriatezza negli accessi, spesso legata alla carenza di alternative sul territorio, come medici di famiglia e servizi specialistici disponibili h24.
Secondo l’analisi di Agenas, i pronto soccorso rappresentano inoltre la porta d’ingresso per il 44,26% dei circa 6 milioni di ricoveri ospedalieri annuali: in pratica, quasi un ricovero su due passa dall’emergenza-urgenza.
Per quanto riguarda i restanti accessi, circa 7 milioni si distribuiscono tra codici a maggiore priorità: 3,8 milioni di codici azzurri (da trattare entro un’ora), 1,347 milioni di codici gialli e 1,757 milioni di codici arancioni, fino ai 432mila codici rossi, che indicano emergenze con necessità di intervento immediato.
Il sovraffollamento ha inevitabili ripercussioni sui tempi di attesa. Se il 67% delle visite viene effettuato entro i tempi previsti, il restante 33% – un paziente su tre – attende oltre i limiti stabiliti. I tempi massimi variano dai 240 minuti per i codici bianchi, ai 120 per i verdi, 60 per gli azzurri e 15 minuti per i casi più gravi (gialli e arancioni). Tuttavia, solo il 35% dei codici gialli e il 40% degli arancioni viene trattato entro i tempi previsti, evidenziando criticità anche nella gestione delle urgenze più serie.
Nonostante ciò, la rete dell’emergenza-urgenza italiana resta capillare: l’86,8% dei cittadini raggiunge un presidio entro 15-25 minuti, percentuale che sfiora il 100% entro un’ora, anche nelle aree interne.
Alla base del problema resta la debolezza della sanità territoriale. Per questo, diventa sempre più urgente il pieno sviluppo dei servizi previsti dal PNRR, che destina circa 7 miliardi di euro al rafforzamento dell’assistenza sul territorio. Un intervento considerato fondamentale per ridurre gli accessi impropri e alleggerire la pressione sui pronto soccorso, migliorando al tempo stesso la qualità delle cure e i tempi di risposta ai pazienti.



