L’appuntamento con il Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che avrebbe dovuto dare attuazione al sistema dei pedaggiamenti è rinviato a dopo le elezioni amministrative. Il Dpcm che dovrà far partire il sistema di pedaggiamento delle autostrade Anas (misura prevista dall’articolo 15 del decreto legge 78/2010), che doveva trovare efficacia già dal 1 maggio ma sarà invece emanato dopo le elezioni amministrative, stabilirà che gli introiti dei pedaggi non andranno all’Anas, come la norma del Dl 78 faceva pensare, ma direttamente allo Stato, a riduzione del debito pubblico. L’introduzione dei pedaggi era la misura indicata da anni come lo strumento principale per dare all’Anas concreta autonomia finanziaria, dopo una trasformazione in Spa, nel 2002, rimasta finora in gran parte formale. Ora si scopre — con amarezza l’ha scoperto anche l’Anas — che questi introiti andranno allo Stato, e non come speravano all’ex ente strade per finanziare gli investimenti. E — a quanto si apprende — sembra anche deciso, da parte del ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, che l’Anas non avrà più alcun trasferimento “generico” per realizzare investimenti. Avrà solo finanziamenti spot per opere in legge obiettivo e potrà contare sulle entrate proprie da canoni di concessione autostradale (si è trattato di 380 milioni di euro nel 2010). Insomma una notizia decisamente brutta per la società che si occupa della gestione della rete stradale italiana e che sui pedaggi faceva affidamento per dare linfa vitale alle proprie casse.

