“Il Decreto del Fare approvato la scorsa settimana dal Governo contiene una serie di iniziative urgenti al fine di migliorare la situazione drammatica in cui versa la Nazione. Purtroppo le aspettative che i cittadini nutrivano sono state deluse: anziché adottare delle misure di snellimento burocratico e di iniziativa economica si è pensato di colpire ancora una volta il settore giudiziario.
In particolar modo con riferimento alla nostra realtà territoriale, dopo l’esito incerto della trattativa per evitare la chiusura dei Tribunali di Ariano Irpino e di Sant’Angelo dei Lombardi che ancora oggi sono in bilico, viene reintrodotto l’istituto della mediazione obbligatoria più volta considerata onerosa e illegittima, confermando la tesi che a volte la cura fa più danni del male stesso”. E’ quanto afferma l’avvocato Antonio Della Porta, commissario cittadino e vice presidente regionale Adc.
“Lo scopo propagandistico – prosegue – è la riduzione delle controversie civili e l’abbattimento delle spese a carico dei cittadini, ma se analizziamo e compariamo i costi per incardinare una causa civile di basso valore e il procedimento di mediazione noteremo che l’esborso monetario in termini di contributo unificato e attivazione della procedura di mediazione pende maggiormente dalla parte della mediazione. I pochi mesi in cui la mediazione è stata obbligatoria in quanto condizione di procedibilità non hanno dato i risultati sperati anzi, di fronte ad un’incertezza normativa e di interpretazione, i cittadini confusi hanno preferito evitare quanto possibile di ricorrere all’autorità giudiziaria.
Il problema serio però non riguarda solo i costi ma l’intera avvocatura e in particolar modo chi dopo aver concluso il lungo percorso di studio si ritrova ad appartenere ad una categoria che di fatto non esiste più! Il praticantato allo stato attuale è ancora gratuito, senza alcun tipo di tutela nonostante i vari proclami, l’assicurazione obbligatoria per la responsabilità verso terzi e l’iscrizione alla cassa forense assorbono totalmente i proventi dell’attività ed infine la crisi economica rende difficoltoso riscuotere gli onorari dai clienti.
In conclusione l’avvocatura vive e sente ancor di più la crisi economica che attanaglia la nazione, non è più una classa privilegiata ma disagiata come tutte le altre. È chiaro che la situazione giudiziaria italiana va migliorata, ma gli interventi devono essere vantaggiosi per i cittadini, ad esempio rendendo la mediazione obbligatoria gratuita come avviene in Europa. Auspico quindi una maggiore serietà nell’adottare tali provvedimenti, correggendoli ed adeguandoli alla realtà di un Paese che non ha i mezzi economici per tutelare i propri diritti”, conclude Della Porta.



