Sono cresciuta in un piccolo paese dell’Irpinia, Forino. Ho sempre pensato che nei piccoli centri ci sia una realtà più genuina, una quotidianità ancora alimentata dai valori terreni lasciati dai nostri nonni. Sono sempre più convinta che, oggi, vivere in una comunità raccolta e intima sia un valore aggiunto per qualsiasi generazione, grazie allo stretto contatto con la natura e, ancor di più, con gli animali.
Animali sì, perché di questi voglio parlare, in particolare dei cani, che fanno parte della mia vita da quando ho cominciato a camminare. Sento un amore per queste creature in modo viscerale, empatico, sconfinato, oltre ogni ragione.
Vorrei poter dire di far parte di una comunità sensibile al problema del randagismo, di vivere sotto l’egida di un’amministrazione comunale attenta alla questione, pronta a tutelare gli animali presenti sul territorio. Vorrei, appunto… perché questo non sempre avviene.
A Forino, da circa 15 anni, c’è una volontaria – che stimo personalmente moltissimo – nota per l’impegno quotidiano nel dare assistenza e ospitalità ai tanti randagi. Un lavoro incessante, sacrificante, svolto con forza e caparbietà quasi ossessive, nel segno distintivo dell’amore verso gli animali. Mi riferisco a “Ciotole piene, pance felici”, il rifugio creato da Rosa De Lauro e da altre volontarie, che oggi rischia di scomparire dopo tantissimi anni a causa di una vicenda amministrativa legata all’uso protratto del giardino della Protezione Civile locale.
Rosa ha bussato alle porte del Comune invocando un’alternativa dove sistemare gli affezionati ospiti, ma ha ricevuto, incredibilmente, solo un sostanziale silenzio e una malcelata indifferenza, come se il rifugio fosse qualcosa da cestinare e tutti quei cani non esistessero. Cani che, grazie a Rosa, vivono in condizioni dignitose e non sono morti di stenti o di malattie.
L’amministrazione comunale di Forino e il sindaco, Antonio Oliviero, sono tenuti a prendersi carico della questione, senza lavarsene le mani in maniera pilatesca. Voglio poter essere ancora orgogliosa di essere cresciuta a Forino e poter gridare al mondo intero che “il mio paese è differente”, almeno in termini di responsabilità e sensibilità verso gli animali.
È possibile che un amministratore pubblico non senta come proprio dovere etico e morale quello di intervenire risolutamente di fronte a una questione così urgente? Anche Forino non ha bisogno di persone che voltino lo sguardo dall’altra parte o si comportino con gesuitica indifferenza davanti a un fatto così angosciante.
Rosa ha bisogno dell’aiuto di tutti, perché quella è stata la sua storia di vita. Aiutiamo gli animali e difendiamo il rifugio.
G.S.


