Parla il senologo Carlo Iannace
C’è un momento dell’anno che riesce a unire riflessione, emozione e speranza. Per il dottor Carlo Iannace, senologo e punto di riferimento sul fronte della prevenzione oncologica, il periodo natalizio è proprio questo: tempo per guardarsi indietro e comprendere quanto è stato fatto, ma anche per ringraziare le tante persone che collaborano quotidianamente con il mondo della sanità.
«È uno dei momenti più belli dell’anno – racconta – perché rappresenta un’occasione per osservare ciò che abbiamo realizzato, per domandarci se quanto fatto sia stato davvero utile, e per riconoscere il contributo di tutti.»
L’albero come simbolo condiviso
La tradizione degli alberi di Natale, organizzata ormai da anni, è diventata un vero e proprio rituale collettivo. C’è la gioia dei bambini, c’è l’atmosfera delle feste, ma soprattutto c’è un messaggio che si rinnova.
«L’albero – spiega Iannace – è l’immagine di qualcosa di positivo. E quest’anno i sognatori e i musicisti che ci accompagnano rendono l’atmosfera ancora più ricca e significativa.»
Ogni colore ha un valore preciso:
• rosso per le donne metastatiche
• rosa per la prevenzione
• blu per l’autismo
• verde per Avellino
Un piccolo bosco di alberi che non è solo decorazione, ma invito alla consapevolezza.
Prevenzione: i passi avanti e il lavoro da fare
Il fronte della prevenzione, secondo Iannace, sta cambiando. Si è lavorato moltissimo, grazie anche alle numerose iniziative che vedono medici, volontari e operatori sanitari impegnati in prima linea. Ma il percorso non è ancora completo.
«Si fa tanto, e allo stesso tempo si fa sempre troppo poco» osserva. La popolazione ha compreso sempre di più quanto sia determinante la prevenzione, ma dopo la pandemia molti hanno ancora timore. Timore di informarsi, di affrontare un controllo, di ascoltare una diagnosi.
«Purtroppo – sottolinea – l’unico modo per salvarsi è la diagnosi precoce. Tutto ciò che viene scoperto tardi comporta trattamenti lunghi, impegnativi, e senza garanzia di successo. Se un tumore viene individuato in fase avanzata, la situazione è molto più drammatica.»
Da qui l’appello: non rimandare, non aspettare, non lasciarsi bloccare dalla paura. Oggi esistono strumenti, competenze e percorsi sicuri.




