Ad aprile le vendite restano ferme in valore, ma diminuiscono dello 0,3% in volume. Per gli alimentari la flessione annua raggiunge il 2,2%. Famiglie costrette a rinunciare a parte della spesa.
Il conto alla cassa cambia poco, ma dentro il carrello entrano sempre meno prodotti. È la fotografia dei consumi tracciata da Confesercenti Avellino, che segnala anche in Irpinia una progressiva riduzione del potere d’acquisto delle famiglie e nuove difficoltà per il commercio locale.
A lanciare l’allarme è Giuseppe Marinelli, presidente provinciale dell’associazione di categoria. «Le vendite al dettaglio in Irpinia continuano a calare, soprattutto nel comparto alimentare», osserva il dirigente, richiamando i dati di aprile diffusi dall’Istat e successivamente elaborati da Confesercenti.
La spesa resta ferma, le quantità diminuiscono
Rispetto a marzo, le vendite al dettaglio risultano stazionarie in valore, mentre scendono dello 0,3% in volume. Significa che la somma complessivamente pagata dai consumatori non diminuisce, ma si riduce la quantità di beni acquistati. Nel settore alimentare il fatturato cresce appena dello 0,2% su base mensile, mentre i volumi arretrano dello 0,2%.
Il confronto con aprile 2025 mostra una crescita nominale complessiva dell’1,6%, accompagnata però da un calo dello 0,3% delle quantità vendute. Il dato più critico riguarda gli alimentari: la spesa aumenta dello 0,6%, ma i volumi diminuiscono del 2,2%. È il segnale di una pressione sui bilanci che continua a modificare le abitudini quotidiane delle famiglie.
Il carrello cambia composizione
Secondo Marinelli, la ripresa dell’inflazione lascia sostanzialmente invariato il denaro destinato alla spesa, ma costringe i consumatori a selezionare con maggiore attenzione ciò che acquistano. A essere eliminati sono spesso i prodotti ritenuti meno indispensabili, mentre crescono il ricorso alle offerte, la ricerca dei marchi più economici e la scelta dei punti vendita capaci di praticare prezzi più bassi.
Il fenomeno non riguarda soltanto le fasce di reddito più fragili. Anche nuclei familiari che fino a pochi anni fa riuscivano a mantenere abitudini di consumo relativamente stabili sono oggi costretti a rivedere priorità e frequenza degli acquisti. Il risultato è una spesa più essenziale, concentrata sui beni necessari e sempre più sensibile alle variazioni dei prezzi.
Ad aprile l’inflazione nazionale ha raggiunto il 2,7% su base annua, accelerando rispetto al mese precedente. Una dinamica che contribuisce ad ampliare la distanza tra l’aumento nominale delle vendite e l’effettiva quantità di prodotti acquistati.
I negozi di vicinato pagano il prezzo più alto
Le maggiori difficoltà si concentrano sulle piccole attività commerciali. I negozi di prossimità hanno minori margini per assorbire gli aumenti dei costi e incontrano più ostacoli nel competere con le campagne promozionali della grande distribuzione e con la capacità organizzativa delle piattaforme digitali.
Supermercati e ipermercati riescono a contenere meglio l’urto, pur registrando una contrazione dei volumi rispetto all’anno precedente. Il commercio elettronico, al contrario, continua ad avanzare: secondo l’elaborazione di Confesercenti Avellino, ad aprile la crescita in volume è stata dell’8,7% su base annua e del 9% nei primi quattro mesi del 2026. L’Istat conferma che l’online è l’unica forma distributiva in aumento anche nelle quantità vendute.
La trasformazione rischia di produrre conseguenze più profonde nei piccoli centri irpini, dove il negozio non rappresenta soltanto un’attività economica, ma anche un presidio sociale. La perdita di clienti e la compressione dei margini possono accelerare nuove chiusure, impoverendo ulteriormente i servizi disponibili nei comuni delle aree interne.
Farmaci e cura personale tra i pochi settori in crescita
Non tutti i comparti seguono lo stesso andamento. Tra i prodotti non alimentari, l’aumento più consistente riguarda i farmaceutici, che segnano un incremento del 5,2%. Seguono i prodotti per la cura della persona e la profumeria, insieme all’arredamento, con una crescita del 3,4%. Telefonia e informatica avanzano invece del 2,9%.
La composizione della spesa mostra così una concentrazione verso beni difficilmente rinviabili o percepiti come necessari. Restano più esposti, invece, i settori legati agli acquisti discrezionali, che le famiglie possono rimandare quando aumenta l’incertezza economica.
La richiesta di regole equilibrate
Per Confesercenti, la priorità è garantire condizioni di concorrenza equilibrate tra negozi tradizionali, grande distribuzione e commercio digitale. «In uno scenario di grande incertezza, garantire equilibrio e concorrenza leale fra le diverse forme distributive diventa prioritario per la tenuta dell’intero sistema economico», conclude Marinelli.
La questione non riguarda soltanto i risultati delle imprese. Dalla capacità di sostenere il commercio di prossimità dipendono l’occupazione, la vitalità dei centri urbani e la possibilità di mantenere servizi essenziali anche nei territori meno popolati della provincia di Avellino.

