L’influenza stagionale 2024-2025 sta mettendo sotto forte pressione il sistema sanitario italiano. I numeri parlano chiaro: secondo l’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, nell’ultima settimana si sono registrati 816.000 casi di sindrome respiratoria acuta, ben 100.000 in più rispetto alla settimana precedente.
Un aumento significativo che, come spiega il dottor Gianpaolo Palumbo, non è dovuto solo alla quantità dei contagi, ma anche a un quadro clinico più complesso e prolungato rispetto agli anni passati.
Un’influenza diversa: più lunga e con doppio picco febbrile
Uno degli elementi che caratterizza questa stagione influenzale è la durata dei sintomi, che può arrivare fino a 7–10 giorni, e soprattutto la presenza del cosiddetto doppio picco febbrile.
La malattia esordisce con febbre alta, anche 39–40 gradi, seguita da un apparente miglioramento. Dopo alcuni giorni, però, può comparire un secondo picco febbrile, spesso altrettanto intenso.
Proprio durata prolungata e doppio picco di febbre aiutano i medici a riconoscere più facilmente l’influenza di quest’anno.
Non solo vie respiratorie: coinvolto anche l’apparato gastrointestinale
A differenza delle stagioni precedenti, l’influenza 2024-2025 presenta un quadro sintomatologico più ampio.
Oltre ai classici disturbi respiratori — tosse, mal di gola, dolori muscolari e febbre — molti pazienti manifestano anche sintomi gastrointestinali, come vomito e diarrea.
Come sottolineato anche da altri infettivologi, “quest’anno l’influenza colpisce anche la pancia”. A complicare il quadro, inoltre, possono esserci altri virus circolanti, come enterovirus, che causano sintomi simili e rendono più difficile la diagnosi iniziale.
Il ruolo della variante K e l’aumento delle polmoniti
L’ondata influenzale in corso è legata alla variante K del virus influenzale A (AH3N3), attualmente dominante.
Questo ceppo è associato a manifestazioni cliniche più severe e a un aumento dei casi di polmonite, soprattutto nei soggetti più fragili.
Nonostante ciò, la gravità complessiva dei sintomi resta paragonabile a quella delle stagioni passate, ma con un impatto maggiore in termini di durata e diffusione.
Bambini sotto i 4 anni i più colpiti
La fascia d’età più interessata è quella dei bambini sotto i 4 anni.
Nella popolazione generale l’incidenza è di circa 14–15 casi ogni 1.000 abitanti, ma nei più piccoli il dato triplica, arrivando a 42 casi ogni 1.000 bambini.
Questo sta causando sovraffollamento nei reparti pediatrici e difficoltà nella gestione dell’isolamento dei piccoli pazienti.
Le regioni più colpite
Dal punto di vista geografico:
• Sardegna attualmente al primo posto per incidenza
• Campania al secondo
• Sicilia ancora su valori elevati, con circa 17 casi per mille
Picco atteso nelle prossime settimane
Secondo gli esperti, il picco dell’epidemia deve ancora arrivare.
La riapertura delle scuole dopo le festività potrebbe determinare un ulteriore aumento dei contagi nelle prossime settimane.
Cosa fare: riposo, idratazione e vaccino
Le indicazioni restano quelle consolidate:
• Riposo
• Idratazione abbondante
• Uso di farmaci sintomatici per febbre e dolori (come paracetamolo o antinfiammatori, secondo indicazione medica)
• Vaccinazione, soprattutto per le categorie a rischio
I vaccini attualmente in uso, ricorda il dottor Palumbo, continuano a proteggere efficacemente dalle forme gravi e dalle ospedalizzazioni, rappresentando uno strumento fondamentale di prevenzione.

