Il nuovo impianto di riciclaggio a Solofra, la popolazione chiede chiarezza

Dubbi sul progetto finanziato dal Pnrr: sotto esame rifiuti trattati, traffico, sicurezza e i codici CER. Il Sindaco è in prima linea

Per l’impianto di riciclaggio dei rifiuti nell’area Asi di Solofra anche i cittadini vogliono chiarezza e sono pronti a partecipare all’incontro del 30 giugno programmato dal Sindaco  Nicola Moretti.
Proprio la recente nota stampa del primo cittadino su tutta la vicenda potrebbe dare vita ad una azione unitaria tesa a garantire le salvaguardia di ambiente, di salute pubblica, di tutela della qualità della vita e della viabilità .
Si è registrato l’appello pubblico di un cittadino di Solofra che  sollecita Comune, consiglieri, forze politiche ed enti a rendere accessibili gli atti sul nuovo impianto. Al centro le ricadute e il futuro dell’area industriale.
Il cittadino, padre di figli destinati a vivere e crescere nel territorio, chiede che venga fatta  piena luce sul progetto  di  15 milioni di euro per un  impianto per la gestione dei rifiuti nell’area industriale. Vengono posti  interrogativi su ambiente, sicurezza, traffico e futuro urbanistico della città. Il progetto  prevederebbe il trattamento di diverse tipologie di rifiuti, individuate attraverso 33 codici Cer , con una movimentazione giornaliera indicata tra 480 e 500 tonnellate.
Numeri e caratteristiche che, proprio per la loro rilevanza, dovranno essere verificati attraverso la documentazione progettuale, i verbali della Conferenza dei servizi e gli atti degli enti chiamati a esprimersi.

Le criticità indicate 

Secondo la narrazione delle ultime ore ci sarebbero almeno 15 verbali di verifica negativi stilati da diversi organi ispettivi di cui il Comune sarebbe stato informato.
Quindi ci sarebbe un nuovo documento nel quale  viene richiamato il parere contrario che sarebbe stato espresso dal Comune di Solofra. Le osservazioni riguarderebbero il rapporto tra recupero effettivo dei materiali e operazioni di trattamento o stoccaggio, l’aumento della circolazione dei mezzi pesanti, la prevenzione degli incendi e la gestione delle emergenze.
Un altro nodo è rappresentato dall’effetto cumulativo dell’impianto in un territorio già caratterizzato da una forte presenza industriale. Il distretto conciario e il bacino del torrente Solofrana hanno attraversato negli anni numerose emergenze ambientali, diventando oggetto di studi, controlli e iniziative delle associazioni territoriali.
Sempre  queto cittadino, del quale non riferiamo il nome nel rispetto della privacy, richiama anche i recenti rinvenimenti di materiali pericolosi e amianto all’interno di alcuni capannoni dell’area industriale. Episodi che, pur dovendo essere valutati separatamente dal nuovo progetto, alimentano la richiesta di controlli più rigorosi e di una ricostruzione trasparente delle condizioni ambientali dell’intera zona Asi che non sarebbero in campo ad un solo ente.
Il timore di un grande deposito di plastica
Si è parlato di un hub  innovativo per riciclare plastiche. Una delle domande centrali riguarda la natura concreta delle attività che dovrebbero essere svolte. Il timore espresso è che la struttura possa trasformarsi, almeno in parte, in un grande deposito di plastica o prevedere rilevanti operazioni di stoccaggio.
La presenza di plastica pulita, osserva il cittadino, non elimina automaticamente ogni impatto. Grandi quantitativi di materiale possono determinare un aumento dei camion, occupazione di superfici, conseguenze visive e problemi nella gestione di un eventuale incendio. In caso di combustione, la natura dei fumi dipende dalla composizione dei materiali coinvolti e dalle condizioni dell’incendio, motivo per cui risultano decisivi i piani antincendio, le distanze di sicurezza, le modalità di accatastamento e i sistemi di controllo.
Ulteriori domande riguardano la quota di plastica sporca o contaminata, indicata nell’intervento tra il 3 e il 5 per cento. Il cittadino chiede di conoscere quali sostanze potrebbero essere presenti, come verrebbero separate, dove sarebbero conservate e quale destinazione avrebbero gli scarti non recuperabili.
Non si tratta di stabilire in anticipo l’esistenza di un danno, ma di rendere pubbliche le valutazioni tecniche necessarie a escluderlo.
Il futuro urbanistico dell’area Asi
Il confronto investe anche la destinazione produttiva della zona industriale. Secondo la ricostruzione contenuta nell’appello, le regole e gli indirizzi adottati in passato avrebbero limitato le attività ammesse ai depositi di pelli e alle lavorazioni affini o complementari al comparto conciario.
Da qui la provocazione avanzata dal cittadino: qualora fosse autorizzato un impianto non direttamente collegato alle concerie, si aprirebbe la zona Asi anche ad altre categorie di depositi e attività, comprese la logistica alimentare o il rimessaggio di imbarcazioni?
La questione richiede una risposta fondata sugli strumenti urbanistici, sulle norme del consorzio Asi, sulle destinazioni delle singole particelle e sull’eventuale effetto di variante collegato all’autorizzazione. L’approvazione di un singolo progetto, infatti, non comporta necessariamente una liberalizzazione automatica di tutte le attività, ma può costituire un precedente politico e amministrativo che merita di essere discusso pubblicamente.
Le domande 
Le domande sono precise: chi ha partecipato o parteciperà alla Conferenza dei servizi? Quali rappresentanti hanno espresso un parere? Chi sostiene il progetto e chi invece lo contrasta? A quale fase è arrivato il procedimento? Il dissenso del Comune può incidere sull’esito finale o saranno necessarie ulteriori iniziative amministrative?
La Conferenza dei servizi costituisce il luogo nel quale vengono raccolte e coordinate le valutazioni delle amministrazioni competenti. Il parere del Comune ha un peso rilevante, ma l’esito del procedimento dipende dal tipo di autorizzazione richiesta, dall’autorità titolare della decisione e dalla motivazione tecnica dei diversi pronunciamenti.
Per questo il cittadino sollecita la pubblicazione dell’istanza, della relazione tecnica, dell’elenco completo dei codici Cer, delle quantità autorizzabili, dei pareri già depositati e dei verbali delle sedute.
Il ruolo di Legambiente e Confindustria
Tra i destinatari delle domande figurano anche Legambiente e Confindustria Avellino. All’associazione ambientalista viene chiesto di chiarire se abbia esaminato il progetto, se abbia presentato osservazioni e quale posizione intenda assumere.
Nel territorio opera da anni un circolo di Legambiente impegnato sulle condizioni ambientali della valle solofrana. Proprio questa esperienza rende politicamente significativa una sua eventuale valutazione pubblica, soprattutto sugli effetti cumulativi e sulla situazione delle acque e dei suoli.
A Confindustria Avellino e al presidente Angelo Petitto viene invece chiesto di spiegare se il progetto sia considerato coerente con lo sviluppo del distretto industriale, con la tutela dell’immagine produttiva di Solofra e con una strategia orientata alla sostenibilità.
L’interrogativo riguarda anche l’origine della proposta: se sia maturata durante l’attuale amministrazione oppure derivi da programmi e interlocuzioni avviati negli anni precedenti. E perché c è questa corsa a chiudere sul progetto? Forse per la natura dei fondi PNRR che hanno una precisa data di scadenza entro cui utilizzarli?
Il sindaco in prima linea per la verità
Il cittadino non chiude la porta agli investimenti. Afferma che un impianto sicuro, trasparente e realmente capace di produrre sviluppo potrebbe rappresentare un’opportunità, a condizione che non comprometta la salute, la qualità della vita e l’immagine della città.
La richiesta è che il confronto non rimanga confinato nelle sedi tecniche.
Il messaggio finale è rivolto a tutti gli eletti: rendere disponibili gli atti, spiegare le caratteristiche dell’impianto e dichiarare apertamente la propria posizione. In assenza di risposte, i cittadini annunciano la volontà di organizzarsi e utilizzare tutti gli strumenti legittimi di partecipazione.

Intanto il sindaco di Solofra ha scelto di rendere pubblica la sua posizione, che ha ufficializzato con la nota stampa anche per formulare  l’invito a partecipare al tavolo del 30 giugno, la sede dove consegnare domande,  proposte e  documentazione. Inoltre  si è detto pronto ad essere in prima linea per garantire la comunità di Solofra che non può essere spettatrice ma deve essere protagonista delle decisioni che la riguardano.

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