«Non sono un ribelle, ma un consigliere con idee personali maturate ascoltando la città». Così Ettore Iacovacci, esponente del Partito Democratico al Consiglio comunale di Avellino, risponde alle voci che lo vorrebbero fuori linea rispetto al gruppo, e prende posizione in vista del voto sul bilancio e sulla tenuta dell’amministrazione guidata da Laura Nargi.
«Di solito non mi piace resuscitare i morti – afferma – ma qui si rischia di riportare in scena Gianluca Festa e qualche altro ‘vecchio compagno’. Per me non è una questione di fiducia alla sindaca: se il mio voto sarà utile a far partire davvero un nuovo progetto, ci sarà. Altrimenti, voterò contro. Non ha senso fare numero solo per salvare la forma».
Iacovacci ricorda che proprio dall’opposizione era partita la richiesta di rottura con l’ex sindaco: «La Nargi ha dichiarato di aver chiuso con Festa, e adesso alcuni in Consiglio si tirano indietro. Ma la spinta a rompere venne proprio da noi. Ricordo bene quando il consigliere Gengaro, in aula, le disse: “Prenditi tempo, poi ne parliamo”. Ora si fa marcia indietro?».
Il consigliere non si mostra intimorito nemmeno dalle possibili conseguenze interne al partito: «Non temo ritorsioni. Già nel 2010 fui escluso solo perché ero amico di Galasso, e Lucio Fierro era in guerra con lui. Non dimentico quelle dinamiche, le ho già vissute. E comunque, fortuna che esiste ancora la democrazia: avere idee proprie non dovrebbe essere un problema».
E attacca direttamente la segreteria nazionale del PD: «Ad Avellino entrano a gamba tesa, a Napoli no. Eppure lì, con Manfredi, la maggioranza è sostenuta anche da esponenti del centrodestra. Una giunta ibrida, ma nessuno dice nulla. Perché due pesi e due misure? Di cosa stiamo parlando?».
Con queste dichiarazioni, Iacovacci chiarisce la sua posizione: non è disponibile a fornire appoggi formali o di convenienza. Il suo voto arriverà solo se davvero necessario a costruire un’alternativa politica credibile. Altrimenti, sarà un no.

