I giovani che lasciano e vanno a vivere all’estero. Raccontiamo le loro storie.

 Si parla e si riparla di spopolamento anche in Irpinia, un fenomeno che rispecchia l’attitudine di numerosi giovani che, ad un certo punto della loro vita, scelgono di trasferirsi all’ estero per darsi una possibilità diversa e probabilmente migliore per le loro aspettative e per realizzare progetti.

Iniziamo da oggi il nostro viaggio per conoscere i tanti italiani, e quindi irpini, che per propria scelta, vivono all’ estero. Svizzera, Francia, Inghilterra e diversi altri paesi. C’ è chi aspira ad avere la cittadinanza straniera. Parliamo con i protagonisti delle diverse storie. Apriamo una finestra sul mondo per trasferire le loro testimonianze e per rimanere in contatto.

La storia di un giovane di Atripalda, laureata in Giurisprudenza.

Oggi è esperta di consulenza agli investitori in una multinazionale americana a Bruxelles.

“Un ambiente maggiormente meritocratico rispetto a quello italiano” – dice.

Mariangela Iannaccone, di Atripalda, vive da 10 anni in Belgio a Bruxelles. 40 anni, bella, simpatica, spigliata non dimentica di prendersi cura di se stessa tra i tanti impegni che caratterizzano le sue giornate.

Si è laureata in Giurisprudenza all’Università di Napoli Federico II, con il massimo dei voti ed ho poi vinto un dottorato di ricerca multidisciplinare in diritto dei contratti ed economia di impresa alla facoltà di Economia della Sapienza di Roma. In Italia ha svolto la professione di avvocato in contemporanea all’attività di ricerca.

La sua professione era iniziata bene anche in Italia. Perché ha scelto comunque di andare via?

Mi ha sempre attirato l’idea di viaggiare e di fare esperienze in un contesto diverso da quello italiano, nella convinzione che questo potesse profondamente arricchirmi da un punto di vista sia professionale che umano. Viviamo in una società e in un mercato del lavoro estremamente globalizzati e ho sempre pensato che poter svolgere delle esperienze di studio prima e di lavoro poi, all’estero, fosse fondamentale per il mio percorso di crescita e per la mia carriera e che fosse la strada migliore per potermi confrontare con un mercato del lavoro più dinamico, e apprendere competenze nuove che nel mio paese non sono semplici da acquisire.

La decisione di trasferirmi all’estero è stata un percorso graduale ed è arrivata quasi naturalmente. Ho svolto le prime esperienze vincendo delle borse di studio per dei soggiorni di ricerca in Università straniere, durante il mio dottorato di ricerca. La prima è stata per un soggiorno di sei mesi alla Oxford University, dove ho completato la mia tesi di dottorato, la seconda al Max Planck Institute for International and Private Law di Amburg, in Germania, dove ho svolto un secondo periodo di ricerca di sei mesi.

Sono state due esperienze per me fondamentali. In quel periodo io svolgevo attività di ricerca. All’estero ci sono maggiori strumenti per poter realizzare un progetto, in primis, in termini di supporto finanziario alla ricerca. Da quel momento ho iniziato a maturare l’idea di voler fare in modo che queI soggiorni all’estero avessero natura più stabile e duratura. Cosi, dopo aver inviato alcune applications in varie università straniere, ho vinto una post-doc position di 3 anni in Danimarca dove sono stata fino al 2021, svolgendo poi anche un periodo di otto mesi in America (California e Boston). Da Marzo 2022 mi sono trasferita a Bruxelles.

 

Di cosa si occupa attualmente?

Qui a Bruxelles lavoro come esperto di corporate governance per una importante multinazionale americana, leader nel settore della consulenza agli investitori istituzionali.

Lavoro nel settore dei mercati finanziari, come esperta di European Company Law and comparative corporate governance delle società quotate, assistendo gli investitori istituzionali stranieri che hanno partecipazioni azionarie nel mercato europeo e in particolare italiano.

 

Quale è stato il percorso per ricercare lavoro all’estero? La conoscenza del lingua ha rappresentato un problema, che come ha risolto?

Ti confronti con amici e colleghi che hanno fatto esperienze prima di te, cercando di capire i passi fatti per trovare lavoro all’estero e poi ci sono molti siti – anche sul sito del Ministero degli Esteri o della Commissione Europea- che raccolgono e pubblicano offerte di lavoro suddivise per settori di competenza e paese.

Certo a distanza di 10 anni, quando ricordo i problemi che ho dovuto risolvere non ci credo. Innanzitutto la conoscenza della lingua, perché lavorare in lingua inglese è stato impegnativo soprattutto i primi anni.  Poi il confronto con i colleghi stranieri che hanno, rispetto a noi italiani, il vantaggio di entrare nel mondo del lavoro molto prima e con un bagaglio di esperienze maggiormente diversificato e internazionale. Quindi bisogna impegnarsi molto per mettersi alla pari con loro.

Fortunatamente ho incontrato sulla mia strada persone che mi hanno sostenuto nei momenti più difficili e hanno creduto in me. Ho riscontrato un ambiente maggiormente meritocratico rispetto a quello italiano.

Noi Italiani partiamo un poco svantaggiati sulla conoscenza delle lingue perché lo straniero medio, a differenza di noi, parla molto bene almeno una lingua (inglese o francese) oltre a quella madre. Ho sempre avuto la consapevolezza che avrei dovuto imparare molto bene l’inglese se avessi voluto studiare e lavorare all’estero o anche in Italia, in un contesto internazionale. Era una conditio sine qua non.

Come ho risolto? Ho fatto viaggi studio durante gli anni universitari e preso con costanza, quando ero ad Avellino, delle lezioni individuali con una insegnante di madre lingua americana. Ovviamente è quando parli una lingua tutti i giorni che la fai veramente tua. Oggi con serenità dico di essere padrona della lingua.

 

CI sono vantaggi di lavorare all’estero, quali sono dal suo punto di vista?

Il primo vantaggio è sicuramente quello economico visto che i salari all’estero sono molto competitivi. Poi lavorare all’estero rappresenta un’opportunità fondamentale per ampliare i propri orizzonti professionali, acquisire competenze internazionali, e confrontarsi con nuove culture e modi di lavorare, il tutto favorisce una crescita personale e professionale più completa e dinamica.

All’estero ho trovato spesso una cultura più orientata alla meritocrazia, alla valorizzazione delle competenze individuali e a un migliore equilibrio tra vita privata e professionale, mentre in Italia, sebbene ci siano molte eccellenze, permangono talvolta delle rigidità nei percorsi professionali e meno apertura verso l’innovazione o la crescita basata sul merito. Inoltre all’estero la gerarchia nei rapporti professionali è vissuta diversamente…io ho riscontrato una minore formalizzazione nei rapporti lavorativi. Dai del “tu” al tuo capo e la tua squadra ti darà del tu perché c’è la convinzione che questo non inficerà il rispetto dei ruoli.

 

Ha qualche rimpianto e come gestisce la distanza da famiglia ed amici?

Nessun rimpianto, assolutamente. Penso che se non avessi fatto le esperienze che ho fatto, avrei avuto dei rimpianti. La distanza la supero prendendo tanti aerei! Ma sono avvantaggiata perché i miei genitori, in particolare mia madre, riescono a venire da me durante l’anno e stiamo insieme. Rivivo così i momenti calorosi degli affetti familiari che rientrano nella vita di ognuno,

Ogni scelta comporta sempre delle rinunzie, ma credo che sia importante per ogni persona – ad un certo punto della propria vita-  uscire dalla propria zona di confort e sperimentare diversi contesti culturali e professionali, con tutte le difficoltà e le sfide che questo comporta. E’ una esperienza diversa- anche se affine- rispetto a quelle fatte in precedenza. Inoltre mi ha richiesto l’acquisizione di una maggiore familiarità con le nuove tecnologie e gli aspetti economici- oltre che giuridici- del diritto societario. Il mio obiettivo oggi è migliorare e i costruire un percorso solido che mi dia stabilità, soddisfazione e nuove opportunità di crescita.  Per ora non credo di volere rientrare in Italia. Sarebbe importante, prima, trovare un contesto in cui le competenze acquisite all’estero vengano riconosciute e valorizzate.

 

 

Per chi volesse raccontare la propria esperienza di lavoratore all’estero, può contattarci telefonicamente al 3479711813 , oppure scriverci a redazione@irpiniaoggi.it.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SPOT