Il forum promosso dalla Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili ha acceso i riflettori su uno dei principali problemi del Paese: la fuga dei giovani all’estero, causata da salari bassi, scarse opportunità e limitata qualità dell’occupazione.
Secondo Elena Bonetti, è fondamentale ridurre la distanza tra università e imprese e rafforzare l’innovazione per rendere l’Italia più competitiva. Sulla stessa linea Walter Rizzetto, che sottolinea la necessità di creare condizioni favorevoli al rientro dei giovani, puntando su salari adeguati, incentivi e strumenti come il welfare aziendale.
Per Maria Stefania Marino, il nodo centrale resta la scarsa attrattività del Paese, aggravata da burocrazia e pochi investimenti in ricerca: negli ultimi dieci anni oltre 600mila giovani hanno lasciato l’Italia. Laura Cavandoli evidenzia invece l’importanza di agevolazioni fiscali e politiche per favorire il rientro dei talenti e migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro.
Dal confronto emerge una visione condivisa: per contrastare la fuga dei cervelli servono riforme strutturali che puntino su occupazione qualificata, formazione, innovazione e migliori condizioni di vita, in un contesto segnato anche dal calo demografico e dall’invecchiamento della popolazione.








