Un Ferragosto mai così silenzioso. Le strade vuote, i negozi chiusi, tante saracinesche abbassate, anche dopo la chiusura dello storico negozio Zara. Chi poteva, ha lasciato la città: molti si sono rifugiati nelle case al mare o in montagna, altri hanno scelto mete lontane.
Quest’anno niente luminarie, niente concertone, nessun evento a riempire le piazze. Avellino si ritrova sprofondata in un silenzio tombale, un’assenza di vita che pesa ancora di più dopo la caduta dell’amministrazione comunale. Un silenzio spaventoso, che sembra avvolgere ogni via, ogni balcone, ogni pensiero.
A rompere questa atmosfera, le parole forti del Vescovo di Avellino, che invita la comunità a “ricominciare”. Ma tra i cittadini serpeggia una domanda: ricominciare da cosa, e da dove? La ferita della città è ancora aperta, e molti temono che la rinascita non sia dietro l’angolo.
La speranza, per ora, è che questo 2025 scorra in fretta. Dopo Ferragosto arriverà l’autunno, e poi il Natale. Ma sarà un Natale a luci spente, in una città che sembra aver perso il suo respiro.





