Rompere i confini per inventare assieme nuove geografie, direzioni, scoprire nuove tracce: anche Rouge S.P.A. sarà a Tunisi a sostegno del progetto Uniti per la Libertà, una carovana che si spingerà fino al confine con la Libia per portare aiuto a coloro che fuggono dalle bombe e dai mercenari, per dire no ad ogni forma di guerra, umanitaria o meno che sia. Nel sud est della Tunisia, al confine con la Libia, migliaia di persone vivono nel campo profughi di Ras Jadire. La situazione è drammatica: migliaia di uomini, donne e bambini in fuga dalla Libia, ma anche dalla Somalia e dall’Eritrea, sono ammassate nel campo. Si pensa che nei prossimi giorni la situazione peggiorerà ulteriormente per l’intensificarsi del numero delle persone con ferite da arma da fuoco. In questi mesi abbiamo imparato molto dagli avvenimenti accaduti in Tunisia e in Egitto, avvenimenti che abbiamo seguito con attenzione, curiosità e apprensione. Le lotte nel Maghreb e Mashreq ci hanno quotidianamente ispirato perché ci siamo riconosciuti nelle parole d’ordine di una generazione dalle aspettative troppo ambiziose per quel futuro che regimi corrotti e governi in crisi hanno da offrirci. In questi mesi abbiamo imparato che le lotte tunisine e egiziane sono anche le nostre! Proprio per questo ci siamo messi in viaggio per Tunisi per incontrare i protagonisti della rivolta e costruire assieme un’Europa differente, che sappia andare dall’altra parte del Mediterraneo: un nuovo spazio ricco di progetti e lotte comuni. -“Saranno giorni intensi quelli che ci vedranno in Tunisia dal 7 al 12 Aprile, per stringere nuove relazioni, imparare da coloro che hanno animato le rivolte, mostrare una solidarietà che vada ben oltre la solita retorica. Tutto questo vuol dire inventare una nuova bussola delle lotte, una nuova lingua e grammatica di movimento: ecco la sfida di questa carovana. Da Tunisi, infatti, ci sposteremo verso il campo profughi di Cita Benghardane portando con noi medicinali e materiali di prima accoglienza, perché la fuga è un diritto, perché fuggire la guerra è sempre un atto di coraggio” racconta Francesco di Rouge. Le organizzazioni di soccorso hanno allestito tende, sotto le quali medici e volontari stanno cercando di affrontare le emergenze più gravi. La Mezzaluna Rossa distribuisce i pasti, ma mancano medicinali, strumentazioni mediche e chirurgiche, latte per bambini. Trovarsi in un campo profughi ai margini della Libia non è una sfortunata casualità: è un pezzo della guerra che consuma vite e speranze. Così come un pezzo della guerra è Lampedusa, continuano i ragazzi di Rouge – trasformata in un carcere a cielo aperto. Una guerra dai confini labili, già cominciata all’ombra degli accordi di “amicizia” italo-libici con l’imprigionamento, l’uccisione e la deportazione di migliaia di migranti. Le stesse ragioni umanitarie che sponsorizzano le bombe parlano il linguaggio della guerra contro i profughi ed i barconi che attraversano il Mediterraneo. In Tunisia gruppi spontanei di studenti, docenti, lavoratori, medici e avvocati si sono auto organizzati per far fronte all’emergenza umanitaria che si è creata ai confini con la Libia: oramai da settimane provvedono al reperimento del materiale di prima necessità che poi trasportano fino ai campi profughi. Sono realtà non governative che nascono dallo stesso tessuto sociale che è stato protagonista della “rivolta dei gelsomini”: non esistono ancora associazioni formalizzate perchè fino al 20 gennaio in Tunisia era vietato costituirle. Le reti di solidarietà che nascono spontaneamente in Tunisia sono nel contempo aiuto concreto ai profughi e sperimentazione di forme di cooperazione sociale dal basso. Da queste stesse reti ci è arrivato oggi un appello, una richiesta di aiuto per far fronte alla grave situazione che si è venuta a creare nei campi profughi. Noi crediamo che nell’attuale scenario di guerra il nostro prendere la parola dalla parte di chi lotta per la libertà contro ogni dittatura, sia essa imposta dall’interno o dall’esterno, sia essa esercitata con le armi o con il potere economico e finanziario, significhi azione concreta, costruzione di relazioni dirette con le sperimentazioni nate dalle rivolte che hanno rivendicato libertà, democrazia, futuro. Oggi più che mai contro ogni retorica della e sulla guerra il nostro “Stop ai bombardamenti!” passa attraverso una battaglia “senza se e senza ma” sui diritti dei migranti e dei profughi, sul diritto di asilo europeo, sul diritto al soggiorno, alla libertà di stanziamento ed all’accoglienza dignitosa. Le rivolte che hanno attraversato il Nord Africa e che continuano ad estendersi aprono nuove finestre e fanno dell’euromediterraneo uno spazio denso di prospettive, chiamato da subito a misurarsi con i movimenti migratori determinati direttamente o indirettamente dalla guerra e dai conflitti in atto. -” Per tutte queste ragioni abbiamo risposto all’appello lanciato dai volontari tunisini con una carovana di aiuti dall’Italia con la quale è stato possibile raggiungere il campo profughi di Ras Jadire, e da oggi distribuiremo i materiali raccolti, incontreremo i protagonisti della rivolta ed i volontari che si sono autorganizzati per dare sostegno alle vittime della repressione del regime di Gheddafi e dei bombardamenti” riporta la nota a firma Rouge Spazi Pubblici Autogestiti.




