Crisi trasporti, Pdci-Fgci: “E’ l’ennesimo disastro del Governo”

“La politica economica del Governo Berlusconi sta provocando disastri sociali sempre più gravi e diffusi. Ha provocato, fra l’altro, la grave crisi dei trasporti in Campania ufficializzata dallo stato di crisi decretato dall’assessore regionale Nappi, che ha si impedito l’esubero di circa 2.000 lavoratori ma che non ha portato ad alcuna soluzione, anzi è da qui che sono cominciati i problemi dato che a rimetterci, oltre ai lavoratori, sono anche i pendolari che usufruiscono del servizio.
Di fronte ad un taglio medio d’investimento pari al 10% sono state dimezzate le corse su gomma e del trasporto ferroviario. Paradossali alcune situazioni, come nel baianese dove le tratte sono state del cancellate di circa il 70%. La FGCI (Federazione Giovanile Comunisti Italiani) territoriale, tramite le dichiarazioni del portavoce Antonio Iervolino, denuncia i gravi disagi a cui sono costretti i pendolari ed in particolare gli studenti, che il 10 novembre hanno organizzato un sit-in a Mugnano del Cardinale ottenendo un incontro con l’assessore ai trasporti provinciale Generoso Cusano, che “ha dato la sua parola” di curare la situazione. Tradotto significa che non farà nulla e che nulla può fare a riguardo. A rimetterci per adesso sono i pendolari e non ci meraviglia se la crisi colpirà a breve i lavoratori dei trasporti.
Al termine della mattinata, gli studenti hanno rivendicato ciò che in un Paese civile è la normalità: autobus efficienti in sostituzione di mezzi vecchi, obsoleti e spesso guasti. Adeguare i costi in base alla qualità del servizio offerto, rispettando il diritto di poter usufruire dei mezzi pubblici. A queste rivendicazioni studentesche, per lo più spontanee, l’organizzazione della FGCI si sente parte integrante della protesta, proprio perché composta da quegli studenti che stanno dimostrando di saper e voler fare politica.
Ma anche sul versante Caudino è il caos. In poco tempo le inefficienze della dirigenza, spesso anche speculatrice ai danni degli impiegati e degli operai, stanno portando ad una crisi nella metro-campania nord-est che, se non verranno effettuati investimenti seri, specialmente per quanto riguarda la sicurezza dei treni, delle infrastrutture e della tratta ferroviaria stessa, rischia il collasso. Cosa già avvenuta parzialmente con la riduzione delle corse sia sulla tratta ferroviaria che quella su gomma. Ciò porterà alla sostanziale chiusura delle stazioni di Tufara Valle e Cervinara, già dal prossimo dicembre quando ci sarà il nuovo orario. Di fronte ai disagi di un servizio precario e messo in discussione proprio nella sua esistenza, il mondo politico e sindacale non può restare fermo. La crisi non si risolve tagliando posti di lavoro, o peggio ancora un servizio utile ai cittadini. La Valle Caudina, come altri territori, vede scipparsi l’ennesimo servizio pubblico nell’indifferenza di chi amministra e Governa.
Questa crisi strutturale non possono pagarla i lavoratori, mettendo a rischio il proprio posto che a stento riesce a dargli una sopravvivenza dignitosa; né possono pagarla i pendolari e i tanti studenti costretti a viaggiare su mezzi obsoleti, vecchi e malconci. Chiediamo quindi alle Istituzioni di prendere atto di questo grave stato di crisi e di lavorare con le giuste competenze affinché venga salvaguardato il servizio trasporti in Valle Caudina, nel Bainese ed in tutta la Regione Campania, ma soprattutto spazzi via le intimidazioni che i lavoratori stanno subendo in queste settimane e possano ritornare al lavoro, certi di non dover cominciare una guerra fra poveri per tenersi stretto lo stipendio.
Il Partito dei Comunisti Italiani e la Federazione Giovanile Comunisti Italiani ritengono che “L’Italia è in pieno declino economico, politico e culturale e che se non cambia l’atteggiamento del prossimo Governo, dato per certo il fallimento di quest’ultimo, faremo i conti con la più grande crisi strutturale dell’ultimo secolo”. “L’Europa – proseguono il PDCI e la FGCI – chiede crescita economica e sviluppo ed il Governo italiano risponde tagliando lo stato sociale, creando instabilità lavorativa e attuando modifiche inutili in ambito economico come la militarizzazione della Val di Susa, l’aumento dell’età pensionabile che va contro gli stessi interessi dell’INPS. Il Paese va letteralmente ricostruito e, citando Gramsci, “Voi fascisti porterete l’Italia alla rovina e a noi comunisti spetterà salvarla”. Oggi il fascismo si maschera sotto il nome di imprenditoria deviata, liberalizzazioni, banche private, mercati finanziari, speculatori, tagli allo stato sociale e al mondo del lavoro.”
“Sono queste le premesse” – conclude il comunicato – “che hanno portato l’Italia al terzo debito pubblico più alto del mondo, ad una disoccupazione giovanile che sfiora il 40%, ad un decadentismo morale, culturale, politico. L’Italia sta crollando e le principali colpe le riscontriamo nella inadeguatezza della classe politica nazionale e locale. Ai vertici vanno le colpe di questa crisi politica ed economica, dell’incapacità di dare un modello di sviluppo adeguato ai tempi. Alla base esiste un problema politico di clientela, di mancanza di rispetto delle regole, del senso civico e morale delle istituzioni. Questi sono solo alcuni fattori che hanno determinato la crisi di un sistema e che colpisce innanzitutto il mondo del lavoro”.

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