Oltre tremila i devoti di Mamma Schiavona che ieri sin dalle prime ore del mattino hanno affollato il santuario di Montevergine per chiedere una grazia a alla Madonna, e per partecipare alla Candelora, divenuta ormai una festa dell’inclusione e dell’amore, dove pellegrini provenienti da tutta la Campania pregano fianco a fianco con il popolo dei trans, dei gay, degli omosessuali e delle lesbiche. Tra i presenti anche Vladimir Luxuria che da anni partecipa all’evento. Luxuria scrive da Montevergine al Papa, a nome della rete per la Candelora Lgbt.
Ecco il testo della lettera: “Sua Santità, Le scriviamo dal Santuario di Montevergine (Av) dove è custodita l’icona bizantina della Madonna, affettuosamente chiamata dai fedeli Mamma Schiavona, a cui da secoli la comunità transgender è devota, considerandola come Madre protettrice di tutte e tutti, senza esclusioni dovute per identità di genere o per orientamento sessuale. Tale devozione, dicono gli storici, affonda le proprie radici nell’antichità precristiana, ma le fonti testimoniano della presenza di “femminielli” a Montevergine fin dalla fondazione del Santuario e, in particolare, durante l’incendio del 1629, quando, il mattino successivo alla disgrazia, i monaci benedettini rinvennero nell’Ospizio del Monastero, i corpi senza vita di diversi uomini in abiti femminili. Tutti gli anni, il 2 febbraio, in occasione delle celebrazioni della Candelora, la comunità cattolica e le persone omosessuali e transessuali della Campania e non solo si reca al Santuario di Montevergine per affidare le proprie preghiere alla Madonna Schiavona, nel rispetto della sacralità del luogo che ci ospita, ma senza rinunciare a quelle forme della devozione popolare che vogliono che alla Madonna si rivolgano suppliche in canti, accompagnati dal ritmo delle tammorre suonate dai fedeli. Questa comunità di devoti ha sempre espresso il desiderio di non sentirsi esclusa dalla comunità cattolica, senza che la propria identità genere o il proprio orientamento sessuale vengano considerati come un ostacolo spirituale, un diniego al diritto alla fede che dovrebbe essere garantito a tutte e tutti. Abbiamo apprezzato molto le Sue dichiarazioni, che ci sembra segnino un cambiamento storico nel linguaggio utilizzato nei nostri confronti. Affermazioni come “Chi sono io per giudicare un gay” o “le persone che si sono allontanate dalla chiesa sono da considerarsi dei feriti sociali” sono per noi segnali di una Chiesa che vuole aprirsi e accogliere. È nostro auspicio che al più presto la nostra comunità possa avere il piacere di un incontro e di un dialogo con Sua Santità, per ascoltare la voce di coloro che, per tanto tempo, si sono sentiti “ultimi”. Fiduciose di una risposta, affidiamo le nostre preghiere alla Madonna Schiavona, “La mamma di tutti e tutte”.




