“Big Data e salute personalizzata: la ricerca della Malzoni per prevenire le malattie croniche”

Ad aprire la presentazione del progetto sono state le dichiarazioni della professoressa Licia Iacoviello, che ha illustrato finalità e prospettive di un’iniziativa nata per valorizzare i dati prodotti dall’attività clinica e trasformarli in uno strumento concreto di prevenzione e ricerca. Il progetto, avviato nel 2017, si inserisce pienamente nella prospettiva dei Big Data e della salute personalizzata, puntando sulla collaborazione tra numerosi centri clinici e sul coinvolgimento attivo dei pazienti.

Attraverso la raccolta sistematica di una grande mole di dati, analizzati con tecniche di intelligenza artificiale, è stato possibile sviluppare algoritmi di predizione del rischio capaci di andare oltre la singola patologia. L’attenzione è rivolta alle principali malattie croniche – tumori, patologie cardiovascolari e malattie neurodegenerative – offrendo una visione integrata della salute della persona. In collaborazione con la Clinica Malzoni, il progetto si è concentrato in particolare sui tumori della donna, con l’obiettivo di accompagnare le pazienti dopo la guarigione o la dimissione, riducendo il rischio di recidiva e prevenendo l’insorgenza di altre patologie come le malattie cardiovascolari o l’Alzheimer.

Il programma è aperto a tutti: non solo a chi non si è mai ammalato e desidera fare prevenzione, ma anche a chi ha già avuto o convive con una patologia cronica. La prevenzione, infatti, non si esaurisce con la guarigione, ma rappresenta un percorso continuo di tutela della salute.

Dal punto di vista operativo, il progetto non prevede esami aggiuntivi. Vengono utilizzati esclusivamente i dati clinici già raccolti durante ricoveri e visite ambulatoriali. I campioni biologici residui delle analisi prescritte vengono recuperati, analizzati quando necessario e conservati in una biobanca, messa a disposizione dell’intera comunità scientifica come patrimonio di ricerca destinato a durare nel tempo.

Un contributo fondamentale arriva dal personale infermieristico. Tra i protagonisti del progetto c’è Rosangela Madia, infermiera del reparto di Ostetricia della Research Malzoni di Avellino, che ha partecipato attivamente alle attività fin dalle fasi iniziali. Il suo lavoro, insieme a quello del team infermieristico, è stato centrale nella raccolta dei dati clinico-assistenziali, utilizzati per migliorare la qualità delle cure e rafforzare la prevenzione.

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