Giunge oggi all’attenzione del M.I.D. la storia di Marika, concittadina costretta a vivere su una carrozzina e, purtroppo, a fare i conti non solo con le barriere architettoniche diffuse in città, ma anche con quelle presenti negli edifici pubblici.
È il caso delle Poste Centrali di Avellino, dove Marika si è recata per svolgere delle commissioni ma si è vista negare l’accesso.
In un primo momento ha provato a entrare dall’ingresso principale, ma le ruote della carrozzina non sono riuscite a superare le scale. Il montascale, nonostante siano passati anni dalle segnalazioni del M.I.D. sul suo malfunzionamento, è rimasto nello stesso stato: inutilizzabile.
Successivamente Marika ha provato a entrare dal lato posteriore del palazzo, dove è indicato l’accesso per le persone con disabilità. Anche lì, però, non è riuscita a salire: l’ascensore era bloccato perché dotato di chiavi.
Ha tentato di telefonare per chiedere assistenza e poter avere le chiavi dell’ascensore, ma nessuno ha risposto alle sue chiamate. Fortunatamente era accompagnata dalla madre, che si è recata personalmente da un impiegato per chiedere spiegazioni. L’unica risposta ricevuta, del tutto insoddisfacente, è stata che bisognava prendere un appuntamento e attendere per poter accedere ai servizi.
A questo punto sorgono spontanee alcune domande:
- Davvero la legge è uguale per tutti?
- Davvero esistono pari diritti e pari opportunità?
- Davvero viviamo in un Paese dove di inclusione e accessibilità si parla tanto, ma si pratica poco?
Dinanzi a disservizi che vengono costantemente denunciati – e che nel caso delle Poste Centrali di Avellino sono ormai oggetto di discussione quotidiana – ciò che resta è soltanto rabbia e umiliazione.

