La vicenda dell’Alto Calore torna a far discutere in provincia di Avellino, tra polemiche politiche e ricadute economiche dirette sui cittadini. La mozione presentata dal presidente della Provincia, Rizieri Buonopane, volta a limitare gli aumenti tariffari, non è passata in assemblea, nonostante avesse raccolto inizialmente una certa solidarietà tra diversi amministratori locali.
Il voto ha messo in luce una profonda frattura politica interna, soprattutto all’interno dello stesso Partito Democratico, con contrasti emersi chiaramente durante oltre cinque ore di discussione. Non meno significativa l’assenza del sindaco di Montoro, uno dei comuni più popolosi della provincia, che ha pesato in maniera rilevante sull’esito finale. Una mancanza che non rappresenta soltanto un vuoto tecnico, ma anche un segnale politico preoccupante per la gestione futura del servizio idrico.
L’approvazione dell’aumento delle tariffe, in assenza di un piano alternativo condiviso, rischia di alimentare nuove tensioni. I cittadini, già gravati da un contesto economico difficile, dovranno far fronte a un ulteriore peso sulle proprie bollette. Il tutto mentre la politica locale appare divisa, incapace di esprimere una strategia unitaria per affrontare le criticità economiche e gestionali dell’azienda idrica.
“La questione non riguarda soltanto l’entità degli aumenti – osservano alcuni amministratori – ma la capacità della politica di dare risposte concrete a una comunità che chiede soluzioni, non scaricabarile.”
Il fallimento della mozione Buonopane evidenzia dunque due aspetti centrali: da un lato l’incapacità di fare sintesi politica su un tema cruciale per le famiglie irpine, dall’altro l’assenza di un progetto chiaro per garantire sostenibilità e qualità del servizio idrico. Una combinazione che rischia di aumentare il disincanto dei cittadini nei confronti delle istituzioni locali, sempre più percepite come lontane dai bisogni reali della gente.

