Piazza Libertà: gli inquietanti interrogativi per utilizzo dei materiali

Dall’architetto Claudio Rossano riceviamo la presente nota che lascia spazio a considerazioni e interrogativi di non poca rilevanza.

“Non desidero entrare nel merito del progetto architettonico di Piazza Libertà; è però evidente che la Variante presentata dal Comune ed approvata dalla Soprintendenza ha enormemente aumentato le superfici di pietra lavica dell’Etna. Ed in tale vicenda assume enorme importanza il certificato presentato dal Comune contemporaneamente alla Variante e protocollato presso la Soprintendenza il 22 settembre 2015 ( ata del certificato 1995, copia conforme del 1998. Ho più volte definito tale certificato “del secolo scorso” ). Tale certificato altro non è che una pagina delle certificazioni presenti su internet della Ditta Fratelli Lizzio s.r.l.

http://fratellilizzio.it/it/certificazioni-pietra-lavica/

Nel tempo si è pertanto insinuato un dubbio al quale le strutture comunali non hanno mai dato risposta, ovvero chi sia realmente il fornitore della pietra lavica di Piazza Libertà. In base a quel certificato la ditta fornitrice dovrebbe essere univocamente la F.lli LIZZIO S.r.l. Ma più volte il direttore dei lavori arch. Pina Cerchia ha dichiarato agli organi di stampa che la ditta fornitrice era la CALCEM e che la pietra lavica veniva lavorata a Mirto, in provincia di Messina, con area di estrazione a Campo Rotondo dell’Etna. Consultando il sito internet della ditta Flli. Lizzio si apprende che, dopo l’estrazione dei blocchi lavici nella cava di Campo Rotondo, le fasi di lavorazione continuano presso i suoi vicini stabilimenti di Giarre e non certo a Mirto. Ed i miei tanti dubbi sono aumentati leggendo un articolo del Corriere del Mezzogiorno in cui la ditta f.lli Lizzio denunciava l’impiego di falsa pietra lavica etnea in lavori svolti a Napoli: ”Si permette ad imprese senza scrupoli, di operare indisturbate all’acquisto ed alla posa di materiali che vengono proposti sul mercato da aziende non qualificate. Si consente l’esercizio a fornitori che operano senza certificazione. Questi propongono lava etnea proveniente da più cave, alcune volte anche abusive, riuscendo ad offrire alle imprese appaltatrici, prezzi e modalità di pagamento assai vantaggiosi, rispetto alle aziende oneste.”

http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/cronaca/16_aprile_12/pietra-lavica-etnea-falsa-lavori-sbagliati-napoli-21b339bc-00a2-11e6-be02-10ea84a83dec.shtml

Sono fiducioso che nella tranquilla città di Avellino giammai sarebbero potute attecchire tali pratiche malavitose, anche perchè la perizia di Variante ha ricevuto il placet della Giunta, del RUP , del Direttore dei Lavori, dell’Ufficio Traffico – nella persona del Comandante di Polizia Municipale – e della stessa Soprintendenza che nel 2014, nell’approvare il progetto, definiva univocamente il materiale da adottare – pietra calcare locale chiara, escludendo evidentemente quella scura poi impiegata. In questo momento così particolare della vita amministrativa del Comune di Avellino, scosso da tante indagini dovute a mancanza di controlli, ritengo personalmente che vi debba essere un alto livello di attenzione su tali problematiche – anche da parte della Procura, dell’ANAC e dei NAS – al fine consentire una corretta esecuzione delle opere pubbliche, utilizzando i prodotti previsti dal Capitolato.      

Arch. Claudio Rossano 

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