Offese a un giornalista: querelato direttore generale del Moscati di Avellino

La notizia, finalmente: giornalista querela pubblico amministratore.

E’ un pò “uomo morde il cane”, che rappresenta “la” notizia rispetto a quella scontatissima di “cane morde l’uomo”.

Di solito sono i giornalisti ad essere minacciati di querela o effettivamente querelati da amministratori pubblici o rappresentanti di istituzioni che, ritenendosi diffamati, chiedono condanne e risarcimenti.

Se va bene, costoro ottengono soddisfazioni morali ed economiche. Dovesse andare male, le spese legali restano a carico delle amministrazioni o degli enti rappresentati dai presunti offesi.

La notizia è stata diffusa dalla testata giornalistica presso la quale lavora Enzo Costanza, giornalista regolarmente iscritto all’Ordine professionale, nei cui confronti sono state pronunciate presunte espressioni lesive, da parte del direttore generale dell’Azienda ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino.

Tra l’altro, il direttore generale dell’Azienda ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino, per rendere più incisive le sue esternazioni, ritenendo di poterlo meglio denigrare, ha definito Enzo Costanza un “presentatore televisivo” . Un pò come fanno quelli che, per denigrare un giornalista, lo definiscono “giornalaio” senza sapere di fargli un complimento, considerando la differenza di introiti di un edicolante rispetto a un operatore dell’informazione.

“Presentatore televisivo” anzichè giornalista, dunque: una specie di saltimbanco, uno che esercita un’attività con assoluta mancanza di serietà e credibilità, rispetto alla reale professione svolta dal giornalista Costanza, regolarmente iscritto all’Albo professionale, lavoratore dipendente con contratto a tempo indeterminato presso il quotidiano Irpinianews che fa capo alla Gubitosa Editore.

Sarà l’autorità giudiziaria a svolgere gli accertamenti in merito alla querela presentata dal giornalista che si è ritenuto offeso e diffamato pubblicamente.

Ma cosa è successo? Perchè il giornalista ha denunciato il signor Renato Pizzuti?

Lo abbiamo chiesto al diretto interessato.

Enzo Costanza ha spiegato: “Sono rimasto davvero sconcertato dalle parole di Pizzuti in conferenza stampa.

Anzichè ringraziare per il servizio giornalistico, ampiamente documentato, relativo a rifiuti Covid abbandonati all’interno dell’ospedale e provvedere, quindi, a un’indagine interna, ha indirizzato giudizi inaccetabili nei miei confronti e della testata per la quale lavoro, regolarmente assunto quale giornalista.

Ha sostenuto di avere io organizzato una messinscena, di avere insomma manipolato la realtà dei fatti, una accusa gravissima nei confronti di un rappresentante dell’informazione.

Tutto questo senza nessuna prova, senza sapere come erano andate le cose, affermando ciò forse per nascondere le responsabilità e le negligenze di chi aveva creato quel grave disservizio in ospedale.

Non sapeva forse che vi erano immagini a sostegno del servizio giornalistico, il suo ufficio stampa forse non lo aveva messo al corrente“.

Esternazioni fatte dal direttore generale dell’Azienda Ospedaliera “San Giuseppe Moscati” di Avellino nel corso di una conferenza stampa, con tanti bravi e diligenti giornalisti presenti che si sono guardati bene dal prendere posizione a nome della categoria, rispetto alle parole indirizzate a un loro collega peraltro non presente.

Sono dispiaciuto poi perché tra i giornalisti presenti in conferenza nessuno ha preso le mie difese, anzi qualcuno mi ha addirittura denigrato esprimendo giudizi altrettanto lesivi, su quello che veniva ritenuto il cattivone di turno, prendendo le distanze.

Cosa avvenuta anche da parte di chi lavora per la mia stessa testata. Io non mi fermerò alla querela per la quale attendo la decisione dell’autorità giudiziaria.

Chi si comporta in modo scorretto va smascherato, sia esso un dirigente o un giornalista.

Ho querelato Pizzuti e lo farò anche nei confronti di altri soggetti nel caso in cui dovessero emergere reati tali da richiedere l’intervento di un magistrato”.

Ora arriveranno le scontate parole di quella solidarietà pelosa che rappresenta un rituale inutile, in casi come questi.

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