Licenziate infermiere alla Clinica Malzoni per lo scambio di neonati

Pagano soltanto loro, le infermiere che erano in servizio al nido nel giorno dello scambio delle neonate.

In questo modo si vuole salvare l’immagine della Clinica Malzoni di Avellino, una struttura dove si fa vanto di avere aiuttato a nascere circa 1200 bambini in tanti anni. (LEGGI QUI)

Mai era successo una cosa del genere, mai in nessuna struttura del genere, probabilmente a livello nazionale.

La clinica di Avellino era venuta clamorosamente alla ribalta per lo scambio di due neonate, due bimbe appena date alla luca da una mamma di Atripalda e una di Roccarainola.

Senza saperlo, le due donne avevano tenuto accanto e allattato, per due giorni, neonate che non erano loro figlie. Fino a quando è stato scoperto l’errore.

Il problema che, anzichè risolvere tutto tra le quattro mura, si è voluto dare giustificazioni che non potevano certamente convincere i genitori delle piccole neonate scambiate per errore dal personale della clinica.

E così c’è stato un alterco tra i genitori delle neonate e il personale della clinica dove le mamme vanno con la convinzione di ricevere massima assistenza e riscontrare grande professionalità, considerando pure i costi degli extra.

Anzichè risolvere il caso con tante scuse, evitando di fare volare gli stracci, si è tentato di dare giustificazioni che non potevano reggere. Soprattutto in un momento di così viva tensione.

Si è reso necessario richiedere l’intervento della Polizia e a quel punto il caso è divenuto di pubblico dominio, i panni sporchi non si potevano più lavare in famiglia.

E allora, dopo una serie di giustificazioni e dichiarazioni ufficiali che sicuramente non potevano convincere rispetto al gravissimo errore avvenuto, si è dato in pasto all’opinione pubblica la notizia che le responsabili del misfatto, le  infermiere, erano state sospese dal servizio. (LEGGI QUI)

Ora si è avuto notizia che le tre infermiere sono state licenziate “per giusta causa”.

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L’immagine è salva e il caso è chiuso? Macchè.

Il fatto resta, eccome se resta. Perchè è come volere nascondere la polvere sotto il tappeto. In questo caso paga l’anello debole, le infermiere, ma c’è da domandarsi come mai non si intervenga nei confronti di chi sovrintende al lavoro delle tre dipendenti. Di solito è il “capo” che si assume le responsabilità.

Il caso aveva avuto risonanza ampia a livello nazionale, si doveva trovare subito un colpevole. Ne sono state trovate alcune. E tutto è a posto. Invece no.

I sindacati, che non sono riusciti a difendere le lavoratrici dal licenziamento, ora hanno organizzato una mobilitazione del personale che lunedì si riunirà in assemblea.

Nulla cambierà. Le colpevoli sono state trovate e il caso è chiuso.

Ma è veramente chiuso?

 

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