Grottaminarda: Industria Italiana Autobus ai turchi di Karsan

Un altro schiaffo all’industria nazionale, cui hanno contribuito le promesse non seguite dai fatti del ministro Luigi di Maio – che preferisce non commentare l’operazione – e la presa di posizione dei sindacati, Fiom in primis, che dall’estate scorsa si sono schierati sul fronte della “nazionalizzazione” scommettendo sulla promessa ricapitalizzazione firmata Invitalia, Leonardo-Finmeccanica e Ferrovie dello Stato.

A dispetto degli impegni e dei proclami ufficializzati negli ultimi sei mesi dal Governo giallo-verde per salvare la bandiera tricolore sulle due fabbriche e i 450 addetti di Industria italiana autobus tra Bologna e Avellino, la società è finita in mani turche.

Esce completamente di scena il fondatore, presidente e ad di IIA, Stefano Del Rosso, che con la sua Tevere Spa aveva l’83% delle quote: il 65% lo ha ceduto ai partner turchi che già costruivano sul mar di Marmara gli autobus italiani, vista la paralisi dei due siti tra l’Emilia e l’Irpinia, l’altro 18% passa a Leonardo-Finmeccanica, che sale così al 30%, avendo già in pancia le quote della proprietà Bredamenarinibus. «Non c’è alcun cambio di strategia, confermiamo la nostra volontà di uscire dal settore degli autobus, l’aumento di capitale è da leggersi come volontà di supportare il percorso di ristrutturazione in nome della continuità aziendale», fanno sapere i referenti di Leonardo che hanno seguito il dossier IIA.

Ad aggiudicarsi il 70% della realtà industriale nata il 1° gennaio 2015 dalle ceneri degli storici marchi Irisbus e Bredamenarinibus è Karsan Otomotiv, compagnia fondata nel 1966 nella metropoli ottomana Bursa – principale distretto turco dell’automotive – dall’imprenditore locale Inan Kıraç, che aveva il 5% di IIA. Adesso è salito al 70%, attraverso un aumento di capitale fino a 3,6 milioni di euro, come riporta oggi Il Sole 24 ore che fa riferimento a fonte Reuters.

Chiusa la due diligence in ottobre, né Gruppo Fs né il Mise hanno più fatto sapere nulla.Ha spiegato Del Rosso: «Abbiamo consegnato gli ultimi mezzi costruiti tra Bologna e Flumeri prima dell’estate, da allora le fabbriche sono ferme, nonostante ci fossero commesse per 1.100 autobus da realizzare, un backlog di 250 milioni di euro che ora passa in Turchia. Mi sono fatto da parte questa estate di fronte alla proposta del Governo di prendere in mano la società e renderla pubblica. Non voglio più saperne nulla. Mi auguro che con queste nuove forze l’azienda possa decuplicare i numeri che sono riuscito a fare io», conclude Del Rosso.

 

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