Giudice di Pace: ad Avellino sciopero di due settimane, udienze rinviate

Per due settimane, dal 1° al 14 ottobre 2019, non ci sarà attività da parte del Giudice di Pace ad Avellino.

Cinque giudici su sei in servizio presso tale ufficio hanno aderito allo sciopero generale dei giudici di pace indetto dalle associazioni di categoria.

Le principali richieste

La protesta è relativa alla inadeguata indennità annuale garantita, inferiore a quella prevista per i c.d. navigator, seppure differenti ne siano le responsabilità, la professionalità e le competenze richieste, l’impossibilità di continuare a lavorare a tempo pieno se non a cottimo, la negazione in radice dei diritti previdenziali ed assistenziali, la negazione del pagamento mensile dello stipendio/indennità a tutt’oggi previsto per i Giudici di pace tramite il sistema NOIPA, essendo i redditi equiparati nella disciplina, ante riforma Orlando, a quelli del lavoro dipendente e l’inquadramento della magistratura di pace nel sistema NOIPA del MEF con qualifica manuale senza tredicesima.

Viene evidenziata la negazione delle misure ordinamentali idonee a conferire sostanziale dignità alla categoria come quella attinente ai trasferimenti ammessi – in palese violazione di principi costituzionali – solo per incompatibilità e per esigenze fuori della L. 104/92 o la mancata previsione della gradualità delle sanzioni per il caso di procedimento disciplinare.

Il Ministro della Giustizia, il Governo e le forze Parlamentari vengono invitate dalle associazioni di categoria “a procedere celermente nell’esame del DDL e di fare propri gli emendamenti suggeriti dai Giudici di pace e dai colleghi Giudici onorari di tribunale e Vice procuratori onorari, superando le aberrazioni e le contraddizioni della legge Orlando le cui logiche squisitamente punitive e discriminatorie sono già state censurate in sede sovranazionale, ma delineando una normativa finalmente compatibile con le norme comunitarie in tema di lavoro, ponendosi peraltro in contrasto le norme licenziate dal Ministro Bonafede con norme costituzionali e della Convenzione EDU poste a tutela dei beni primari inalienabili e di superiori principi comuni delle Comunità europee”.

 

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