Fuori tutti, il Comune di Avellino diventa un bunker: disagi per utenti e dipendenti

Sempre così: “Santa Chiara, ropp’arrubbata, facetter ‘e porte ‘e fierro”.

Il vecchio adagio calza a pennello pure questa volta.

Traduzione per il Commissario Straordinario di origini siciliane: al Monastero di Santa Chiara a Napoli installarono le porte di ferro dopo un furto avvenuto perché non era ben protetto il cancello d’ingresso.

Stessa cosa al palazzo municipale di Avellino.

L’altro giorno una signora si è recata negli uffici delle assistenti sociali, al secondo piano, e ha cercato di colpirne un paio dapprima con un ombrello e poi con un martello.

Anzichè cercare di capire cosa sia avvenuto, quali siano i motivi alla base di quel gesto sicuramente condannabile, ecco la cosa più facile.

Fuori tutti, qui non entra più nessuno.

Ma nemmeno esce più nessuno senza permesso, perchè in portineria dovranno controllare pure i dipendenti che si allontanano dall’ufficio.

O no?

Come funziona il sistema di rilevazione di entrata e uscita dei dipendenti? Ma questo è un argomento futuro.

CHE CONFUSIONE

Ora c’è più confusione di prima al Comune di Avellino, gente esasperata perchè arriva all’ingresso e scopre la tabella degli orari di accesso per il pubblico.

Perchè non pubblicarli sul sito istituzionale? Ah si, perchè manca chi lo aggiorna, vero.

Creare un solco tra casa comunale e cittadini, questo sta avvenendo.

Abbiamo visto persone arrabbiate dinanzi alla portineria, qualcuno ha ironizzato: “Devo venire con il martello?”.

Intanto sarebbe bene posizionare un paio di vigili urbani in divisa lì davanti, anche per tutelare il personale della portineria, dipendenti pazienti e cortesi che non possono essere presi a maleparole da cittadini spazientiti.

ORARI ASSURDI

E poi gli orari: accesso consentito solo nei giorni dispari e per appena due ore, oppure il martedì in orario pomeridiano.

E gli altri giorni, cosa fanno gli impiegati?

Perchè concentrare l’utenza in così poche ore?

Normale che ci siano code e affollamenti. Anzichè facilitare lo svolgimento delle pratiche, si complica la situazione.

Poi c’è l’impiegato che quel giorno è assente, l’altro che è andato in archivio, oppure è dal dirigente.

Ne vogliamo parlare?

Perchè queste restrizioni nella casa dei cittadini nei confronti dei cittadini stessi?

Pure al Comando Vigili urbani per conoscere notizie circa un verbale occorre andare esclusivamente il mercoledì mattina.

Restrizioni inconcepibili, per le quali siamo disponibili a registrare le ragioni, purchè vengano fornite.

GIORNALISTI CATTIVI

Ma coi giornalisti ora non si parla più.

Quei cattivi hanno raccontano la storia del martello e cominciato a fare troppe domande a chi ha saputo solo replicare: “Lasciateci respirare” nell’ufficio dalla temperatura delle Maldive.

Fuori dalle scatole, nessuno può più entrare negli uffici comunali dopo che per anni i giornalisti sono stati invitati e coccolati a fare due chiacchiere al bar, ricevere confidenze e maldicenze, richieste di “attaccare” sommessamente questo o quello, acquisire documenti riservati.

Vogliamo pensare a un altro proverbio? Tipo: “I panni sporchi si lavano in famiglia”?

UFFICIO STAMPA

Il Comune di Avellino che non è una casa di ventro, nemmeno ha un ufficio stampa, forse è l’unico nel mondo.

C’è qualche volenteroso che ogni tanto manda un comunicato, magari un vigile urbano o un impiegato disponibile. Il sito ufficiale è scadente e gestito in modo approssimativo. Notizie? Neanche a parlarne.

E allora?

Cominciamo a disertare le conferenze stampa, cari colleghi, mica siamo obbligati a partecipare.

Vengano loro da noi, i signori del Comune, magari al Circolo della Stampa così non invadiamo il bunker.

Facciamo capire l’importanza dell’informazione a soggetti che non hanno ancora capito il ruolo dei giornalisti a quanti potrebbero ritrovarsi da soli attorno al tavolo delle conferenze, senza sapere a chi raccontare le “loro” verità.

Forse gli amministratori, dirigenti e dipendenti comunali non hanno capito una cosa: i giornalisti vanno in quegli uffici per svolgere il proprio lavoro, cioè informare i cittadini.

Fare “silenzio stampa” è controproducente. Ai giornalisti, le notizie e le informazioni non mancano mai.

L’Ordine dei Giornalisti farebbe bene a intervenire, in questo caso.

 

 

 

 

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