Covid-19, scarsa sicurezza e troppi pazienti al Moscati: la denuncia degli infermieri

Adesso basta, non se ne può più.

Le condizioni di lavoro degli operatori sanitari dell’ospedale Moscati di Avellino sono al limite della tollerabilità.

E’ arrivato il momento di dire le cose con chiarezza, magari rischiando pure i ventilati provvedimenti disciplinari che rappresentano il vile tentativo di tenere in scacco chi tenta di denunciare fatti e situazioni reali.

Non si può continuare a mettere la polvere sotto il tappeto, fingendo che vada tutto bene in un ospedale dove le criticità sono evidenti e per le quali nessuna soluzione adeguata è stata trovata, nonostante le numerose segnalazioni e denunce.

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Gli operatori sanitari sono stanchi di fare sacrifici talvolta non apprezzati all’interno dell’ospedale Moscati di Avellino ma noti a pazienti e loro familiari.

La denuncia viene dal NurSind, il sindacato più attivo e concreto che ha proclamato lo stato di agitazione e chiesto un incontro con il Prefetto di Avellino.

Situazione grave

Esaminare i dettagliati motivi che hanno indotto il sindacato degli infermieri a tale decisione, lascia a dir poco sconcertati.

Emergono situazioni che, se reali (nessuno può mettere in dubbio quanto denunciato), fanno rabbrividire.

Ma vi rendete conto in quali situazioni devono lavorare gli infermieri? E poi ci si meraviglia per i contagi contati al Moscati tra il personale sanitario?

Leggete con attenzione i vari punti della denuncia.

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Per una situazione del genere, sarebbe opportuna una indagine a livello giudiziario: visto che – su delega della Procura della Repubblica di Avellino – i Carabinieri, da qualche tempo, sono impegnati al Moscati in una indagine relativa ai tamponi cosiddetti “falsi positivi”, potrebbero cominciare a interessarsi pure di questi punti, indicati dal NurSind.

Cosa non va

• Assenza di un pre-triage con infermieri dedicati, tale da consentire una valutazione dei pazienti attraverso criteri clinici ed epidemiologici prima che questi accedano nella struttura interna del PS.

• Assenza di camere d’isolamento a pressione negativa dedicate a pazienti sospetti Covid: così come previsto dai Decreti Ministeriali e dalle Linee Guida dell’Istituto Superiore di Sanità.

Sforamento quotidiano del numero massimo di postazioni visita/stazionamento per gli utenti all’interno del PS: nonostante sia stato fissato, attraverso una disposizione della Direzione Sanitaria, un numero massimo di 22 postazioni barellate e non barellate

• Assenza Area Filtro al di fuori del Pronto Soccorso e all’interno del Presidio dedicata ai pazienti in attesa del completamento dell’iter diagnostico.

• Presenza di un esiguo numero di posti letto all’interno della Città Ospedaliera dove ricoverare pazienti sospetti Covid: i 6 posti letto di Malattie Infettive risultano insufficienti.

• Mancanza di spazi nell’Area non Covid del Pronto Soccorso: i pazienti, a causa di mancanza di spazi, vengono allocati nell’ex sala d’attesa interna adibita ora ad Area Medica.

Scarsa sicurezza

Le postazioni in suddetta sala sono sprovviste di tende divisorie e non si riesce ad assicurare il rispetto delle minime distanze di sicurezza.

Mancata attivazione dell’OBI: il Moscati è una delle poche Aziende Ospedaliere Italiane, classificate come Dea di secondo livello, a non essere dotato di un OBI (Osservazione Breve Intensiva).

• Chiusura da più di due mesi del Pronto Soccorso Landolfi di Solofra: la chiusura temporanea del suddetto Pronto Soccorso ha di fatto avuto come conseguenza l’aumento degli accessi al PS del Moscati.

• Aumento dei tempi di attesa di pazienti con patologie mono-specialistiche pur in assenza di segni clinici ed epidemiologici riconducibili al Covid-19: quest’ultimi, pur essendo negativi a suddetti criteri, se sono meritevoli di ricovero, attendono dalle 4 alle 6 ore per accedere all’UO di competenza.

Inadeguatezza della rete territoriale: si registrano gravi criticità della rete territoriale soprattutto per quanto riguarda l’assistenza domiciliare a pazienti cronici e a sospetti Covid.

Quest’ultimi anche se hanno condizioni cliniche stabili anziché essere assistiti a domicilio, vengono trasportati tramite il Servizio d’Emergenza-Territoriale presso il Pronto Soccorso del Moscati.

Nonostante l’attivazione delle USCA (Unità Speciali Continuità Assistenziali) da parte dell’ASL di Avellino, l’assistenza di questi pazienti è affidata quasi totalmente agli Ospedali con gravi ripercussioni sui Dipartimenti d’Emergenza/Accettazione.

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