Coronavirus e sanità in Irpinia: siamo veramente in buone mani?

Il dottore Renato Pizzuti, Direttore Generale dell’Azienda “San Giuseppe Moscati”, è un Epidemiologo di riconosciuta fama, come risulta dal suo chilometrico curriculum professionale consultabile sul web.

Il dottore Rosario Lanzetta, Direttore Sanitario della stessa azienda ospedaliera, è invece un Igienista anch’egli di riconosciuta fama.

Proprio quello che ci voleva, in una situazione come quella scatenata dal coronavirus: un epidemiologo e un igienista sono come il cacio sui maccheroni.

Eppure qualcosa non convince nelle scelte operate dai due illustri professionisti.

Persone in quarantena

Partiamo dalla decisione di mettere svariate persone in quarantena domiciliare volontaria, soggetti che vengono tenuti monitorati da personale sanitario: sono quei soggetti venuti a contatto con la 47enne di Striano che aveva accompagnato e poi assistito il padre in ospedale, frequentando il reparto di otorinolaringoiatria e il pronto soccorso.

La donna ha assistito il congiunto anche di notte: come mai questa concessione in un periodo in cui gli orari di visita dovrebbero essere limitati?

Come a Santa Chiara

Nel pomeriggio di oggi la direzione del Moscati ha diffuso in comunicato attraverso cui si fa sapere che “E’ stato altresì regolamentato l’accesso dei visitatori in tutte le Unità Operative, consentendo l’ingresso nelle stanze di degenza durante le fasce orarie previste a un utente alla volta ed è stata sospesa la “Rianimazione aperta” all’interno dell’Unità Operativa di Anestesia e Rianimazione.

Queste precauzioni solo da oggi ma del rischio di contagio si parla da quindici giorni. Igienisti ed Epidemiologi di riconosciuta fama sanno bene come funziona la trasmissione del virus.

E poi, quelle persone mandate a casa (ci sono 25 tra medici e infermieri) in quarantena: i loro familiari hanno continuato a svolgere attività lavorativa.

Infermiere a rischio

Tra queste persone c’è una infermiere del Pronto Soccorso del “Moscati” il cui marito lavora presso l’ospedale Landolfi di Solofra.

Ebbene l’infermiere, con un atto di coscienza da apprezzare – consapevole del rischio di potere essere stato contagiato e a sua volta di potere contagiare qualcuno – aveva solo chiesto ai suoi superiori se dovesse lavorare o no.

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E’ stato invitato a lavorare.

Il fatto è a conoscenza del personale dell’ospedale di Solofra ma Igienisti ed Epidemiologi non si sono stati probabilmente messi al corrente e quindi non si sono pronunciati: l’uomo è stato obbligato a lavorare in reparto, dove tutti conoscevano la situazione.

Riunioni vietate: e le spiegazioni?

La stessa nota della direzione del Moscati evidenzia che “come disposto dal Decreto del 4 marzo scorso del Presidente del Consiglio dei Ministri, sono stati annullati tutti i congressi, gli eventi sociali, i corsi di formazione che coinvolgono personale sanitario e/o amministrativo e le attività dei tirocinanti”.

Eppure, dalla stessa Direzione, è stato organizzato un corso di formazione per spiegare al personale la procedura operativa per l’individuazione precoce e la gestione del paziente con sospetta infesione da coronavirus.

Un corso virtuale perchè gli operatori, pure volendo imparare ad indossare quelle particolari tute e utilizzare ogni altro dispositivo atto a difendersi dal possibile contagio, non possono farlo poichè manca il materiale.

Igienisti ed Epidemiologi lo sanno?

Sanno pure che le mascherine sono finite e quelle poche che custodiscono gelosamente non possono essere destinate a pochi eletti?

Come scriveva il maestro Marcello D’Orta “Io speriamo che me la cavo”

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