Campagna elettorale in città, cosa resta: tante vele senza vento in poppa

Com’è stata la campagna elettorale ad Avellino dal punto di vista della comunicazione?

Tante vele senza vento in poppa, è la cosa più facile da pensare.

Ne abbiamo parlato con un esperto di comunicazione e marketing: il dott. Mario Marciano, già consigliere nazionale dell’Associazione Italiana Pubblicitari Professionisti, art director di Grafstudio Associati srl, oggi in Marciano & Partners.

Marciano, che campagna è stata?

Partirei dalla campagna preliminare, o teaser come si usa dire in pubblicità. Questa fase è stata caratterizzata da un atteggiamento provocatorio.

Ricordate i manifesti che ritraevano i vecchi leader della politica in fotomontaggi approssimativi e dal dubbio gusto estetico, non c’è nulla di peggio di un’ironia mal riuscita, è come una barzelletta che non fa ridere. Gelo assoluto.

In buona sostanza molta acredine, poche idee, poca politica.

Nel tempo della rete abbiamo assistito al rilancio del 6×3, soprattutto sulle vele mobili, sia nella prima fase che nella seconda.

Una campagna dove i grandi assenti sono stati gli argomenti, sebbene i mezzi a disposizione di alcune liste sono stati molteplici, in linea con gli investimenti annunciati.

Stilemi stereotipati, a partire dai nomi delle liste civiche, che non hanno tradito la loro natura e funzione raccogliticcia.

Alcuni di essi si confondono non solo nel nome ma anche per identità visiva.

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L’elettore si troverà dinanzi ad una scheda nella quale si dovrà orientare con google maps tra simboli e colori con i quali non ha fatto in tempo a fare confidenza.

 Quale strategia l’ha convinta di più?

Nessuna in particolare, ma è evidente che – per investimenti e per tempistica – Gianluca Festa e Luca Cipriano si sono visti più degli altri.

Non sempre però chi fa di più raccoglie gli sforzi profusi.

Anche in comunicazione la qualità premia sempre.

Sul piano strategico, va segnalato un tentativo scolastico, ma senza anima di Cipriano, la cui confusione delle liste fa a pugni con il principio dell’USP unique selling proposition (argomentazione esclusiva di vendita).

Quale campagna ha trovato più incisiva e meglio declinata?

Bisogna mettersi d’accordo sul significato di incisività: se ci riferiamo alla pressione, lo abbiamo già detto, Cipriano e Festa, se invece parliamo di incisività del messaggio allora dobbiamo parlare degli slogan prodotti.

Non mi sembra ci sia qualcosa di memorabile, creativo, tutte cose già viste e sentite centinaia di volte.

Avellino vive un momento di particolare oscurantismo, di crisi identitaria, di perdita di ruolo, una situazione preoccupante di rassegnazione al peggio, di livellamento in basso, ne è testimonianza la quantità di liste e candidati che cercano un posticino al sole dove il sole non c’è, una vanità da disperati, una briciola di potere contrattuale da giocarsi.

In questo clima scrivere #facciamofesta mi sembra non solo irriguardoso ma anche dal doppio senso scontato.

La “soluzione giusta” di Cipriano, invece, non ha una connotazione positiva, poiché allude ad una problematica, non è una indicazione politica, non segna la strada, è lontana anni luce dalla “Città giardino” del compianto Di Nunno.

Così come il suo “mai più” non da una speranza, è l’accusa accidiosa poco credibile da parte di chi ha gestito comunque un potere.

“Cambia la città resta ad Avellino” è lo slogan di Biancamaria D’Agostino. Che questo invito provenga dalla lista della Lega di Salvini è inaccettabile come la nutella sugli spaghetti.

Ferdinando Picariello del Movimento Cinque Stelle ci invita a ”Continuare per cambiare”, in pratica una confessione di un cambiamento non riuscito a pieno la volta scorsa, onesto, ma inefficace.

Costantino Preziosi invece è stato asciutto, sul manifesto solo il suo nome e cognome.

Più caldo Amalio Santoro della lista Si può, “Avellino passione senza compromessi” se non altro è una chiara  indicazione politica.

Per completezza Massimo Passaro della civica Cittadini in movimento punta su “Il volto pulito della città”.

Dal punto di vista della narrazione, dei testi cosa le è piaciuto?

Direi niente, non c’è passione, nessun calore umano, anche i testi riflettono la situazione attuale, un gran proliferare di messaggi stereotipati sui manifesti – per inciso inutili- dei candidati al consiglio, così come per i loro santini.

Tutti vogliono risolvere problemi, tutti hanno ricette – a volte fantasiose –  nessuno spiega i perché, nessuno inquadra il momento storico, nessuno entra nell’anima, tutti a preoccuparsi dell’avversario perdendo di vista il qui ed ora.

Come va di moda dire: storytelling non pervenuto.

Infine, una curiosità del cronista, quale foto del candidato le risulta più efficace e corrispondente e quale quella peggio riuscita?

Quella di Biancamaria D’Agostino è senz’altro una foto ben fatta che trasferisce serenità e ottimismo in una posa non banale.

La peggiore quella di Luca Cipriano, mi ricorda una celebre campagna di Cesare Ragazzi, quello del metodo dei nuovi capelli, chi ha qualche anno in più come me se la ricorda, direi che con lo slogan scelto “La soluzione giusta” è perfetta.

In sintesi, una sfida alla ricerca del peggio, con tutti i candidati che sono riusciti perfettamente in tale obiettivo.

Ci sarà tempo per rifarsi durante il periodo per l’attesa del ballottaggio.

 

 

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