Avellino, nuovo blocco alla circolazione, commercianti indignati: “Ci distruggono”

Stavolta fanno sul serio.

I commercianti di Avellino sono sul piede di guerra.

Questa mattina è previsto in Prefettura un incontro tra sindaci dell’hinterland, il commissario prefettizio Priolo del Comune di Avellino, i responsabili di Asl e Arpac al fine di trovare una soluzione per il contenimento all’emergenza ambientale del Pm10.

Peraltro una contegoria come quella dei commercianti non è stata convocata al tavolo organizzato dal Prefetto. Eppure si tratta di  un argomento relativo a problematiche che andrebbero condivise con chi rappresenta realmente le categorie.

La soluzione più semplice e semplicistica?

Blocco della circolazione.

Ma non serve.

Rispetto all’ipotesi di attuare nuovamente il blocco della circolazione nel capoluogo irpino, i commercianti di Avellino rispondono in modo duro e deciso.

“Vogliono distruggere il commercio ma questo significa pure mandare a casa decine di dipendenti perchè, in assenza di introiti adeguati, saranno penalizzati innanzitutto impiegati e commesse, con i titolari che cercheranno di portare avanti l’attività fino a quando sarà possibile”, fanno sapere da Confesercenti.

Poi in modo chiaro e tondo dicono:

“Non se ne uscissero con nuovi blocchi alla circolazione perché la causa come è chiaro ed evidente non è quella.

Per ogni problema vi è una causa e una soluzione, se si sbaglia ad individuare la causa si sbaglia soluzione….

La guerra ai diesel non serve, il blocco alla circolazione è una “non soluzione”: occorre strategia d’intervento su caldaie inquinanti

Se per l’ennesima volta si sbaglia soluzione arrecando danni a terzi allora bisogna pagarne le conseguenze come per legge!!”

Attraverso la pagina facebook Commercianti Avellino, viene poi rivolto un appello chiaro e forte, spiegando come stanno le cose.

PREFETTO E COMMISSARIO: Inquinamento in città, la colpa della CO2 è soprattutto degli impianti di riscaldamento. In uno studio del Politecnico di Milano e la successiva elaborazione del Centro Studi Autopromotec sulla responsabilità delle emissioni di CO2 in cinque grandi città italiane rivela come gli impianti di riscaldamento degli edifici contribuiscono mediamente per il 64% alle emissioni di CO2 contro il 10% derivante dal traffico veicolare e il 26% derivante da attività industriali.

Questo nelle cinque città italiane esaminate: Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia.

Nel capoluogo lombardo gli impianti termici incidono per il 74% sulle emissioni di CO2, mentre a Genova “solo” per il 47% (6% i sistemi di trasporto, 47% i processi produttivi industriali).

La quota più alta attribuita al traffico veicolare pubblico e privato è stata contabilizzata a Perugia, con il 15%…”

Cosa significa tutto questo?

E’ la spiegazione scientifica che non sono le automobili a inquinare, piuttosto è il caso di verificare caldaie inquinanti, mantenere le temperature negli uffici a livelli corretti, controllare le aziende che disperdono nell’aria i fumi.

Se c’è la volontà di fare tutto questo, non saranno penalizzati solo gli automobilisti sui quali ricadono sempre le colpe di tutti i guai.

Il risultato? Non si vendono più auto diesel, quelle vecchie di dieci anni sono da rottamare, i concessionari chiudono, i dipendenti vanno a casa e soprattutto l’inquinamento non diminuisce.

 

 

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