Sanità, Usb: “La salute in lista d’attesa”

“In Italia chi soffre di cancro vive di più, ma forse non al Sud. Ad Avellino, un oncologo che esercita nel Servizio Sanitario Nazionale ha ottenuto un importante riconoscimento internazionale, ma nello stesso ospedale gli ammalati oncologici si imbattono nelle liste d’attesa della diagnostica e nella cura, con punte nella radioterapia, che rasentano i sei mesi”. Lo si legge in una nota dell’Unione sindacale di base. “Queste buone notizie, che riecheggiano da oltre-frontiera nella stampa nazionale, – c’è ancora scritto – come si possono conciliare con l’esperienza quotidiana dei pazienti e degli operatori sanitari, esito di rigide limitazioni alla spesa, della tendenza dei direttori generali a lasciare vacanti i posti lavoro, col disinvolto ricorso ad alternative temporanee, con personale dedicato alle cure oncologiche assunto a termine, e facendo leva non solo sul senso del dovere, ma spesso sulla buona volontà di chi si trova a lavorare in condizioni difficili, e con richieste d’attenzione continue? Chissà che ricaduta hanno queste evidenze scientifiche, riconosciute in Europa e nel mondo, sull’ammalato che ogni giorno affronta le difficoltà di una burocrazia estenuante, di una “spending review” che fa pagare sempre i più deboli, e chissà se gli addetti ai lavori, alcuni dei quali da anni sono in attesa di vedersi ratificare un ruolo ricoperto in modo virtuale, sono consci che quello che fanno, quotidianamente e silenziosamente, ha tale rilevanza? Chissà se di questi risultati, vanto del Servizio Sanitario Nazionale, si sono accorti quei pazienti, cronici ed in trattamento palliativo, che si sono visti chiudere il servizio di assistenza domiciliare dell’ASL, dall’ing Florio? Si proprio così, Ingegnere e non Sanitario. Quelli che lavorano in sanità lo fanno con dedizione, anche se ogni giorno vedono limitare le risorse e spesso compensano con l’iniziativa personale le carenze amministrative e burocratiche, le attese di riconoscimenti formali e di strumenti di lavoro. I riconoscimenti internazionali, vanto di chi quotidianamente si impegna nella cura, offrono agli amministratori regionali e Direttori Generali, la possibilità di appropriarsi di questo risultato, richiamandone l’impatto, e, pur senza investire in salute, speculando due volte: sul benessere degli ammalati e sulle spalle dei lavoratori”.

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