“Le 2ue Culture”: gran finale con il sottosegretario Pizza

“Le 2ue Culture”: gran finale con il sottosegretario Pizza

ARIANO IRPINO – L’alimentazione in rapporto alla salute e all’evoluzione dell’uomo, l’omaggio al pensiero di Jacques Monod a 100 anni dalla nascita e la relazione del Premio Nobel Mario Renato Capecchi hanno contrassegnato la quarta giornata di incontri del Meeting le “2ue Culture” che si conclude domenica 5 settembre al centro di ricerca genetica Biogem di Ariano Irpino con l’intervento del sottosegretario all’Istruzione, Università e Ricerca Scientifica Giuseppe Pizza. Coordinati dal Prof. Giuseppe Viglietto, l’ordinario di Pediatria Salvatore Auricchio e il filoso Luisella Battaglia hanno approfondito i legami tra il cibo e il cammino dell’uomo tra presente, passato e futuro. Auricchio, direttore del Laboratorio Europeo delle malattie indotte dall’alimentazione dell’Università Federico II, ha concentrato la sua attenzione sul latte e sul grano, due alimenti basilari per la nutrizione dell’uomo, che rappresentano due chiarissimi esempi di come l’alimentazione incida sull’evoluzione e viceversa. “I mammiferi adulti non digeriscono lo zucchero del latte. L’uomo – spiega Auricchio – fa eccezione perché ad un certo punto della sua evoluzione è intervenuta una mutazione genetica che ha fatto sì che la produzione dell’enzima responsabile dell’assimilazione del lattosio permanesse a livelli soddisfacenti. L’uomo del paleolitico infatti – argomenta Auricchio – non aveva nessun vantaggio selettivo dall’assunzione di latte. Nel neolitico, con la stanzialità conseguente al lavoro nei campi e all’allavamento di bestiame, il vantaggio selettivo di bere il latte prodotto dalle mucche allevate divenne elevato e si determinò gradualmente questa trasformazione. Per quanto attiene il grano, dobbiamo prendere in considerazione il glutine – la intolleranza al quale produce la celiachia – che consente alle farine di addensarsi. La celiachia, che colpisce l’1% della popolazione, è una risposta immunitaria forte al glutine. La genetica ci ha permesso di capire che le sue cause storico-evolutive vanno ricercate in una epidemia infettiva che interessò secoli fa l’Europa. Sotto la pressione della malattia infettiva il gene sh2b3 subì la mutazione che ha consentito ai soggetti più resistenti di superarla, ma che ha attivato la risposta immune che – conclude Auricchio – è tra i principali fattori responsabili della diffusione della celiachia”. Viglietto, responsabile del laboratorio di oncologia molecolare di Biogem, ha puntato i riflettori sul fenomeno conosciuto come “Globesity”, un neologismo che indica la crescente obesità globale che sta interessando l’uomo moderno. “La riflessione deve partire proprio dai meccanismi evolutivi della vita – spiega Viglietto partendo dalla teoria del “genotipo parsimonioso” – Oggi siamo di fronte ad una discrepanza evolutiva tra i nostri geni e il nostro stile di vita, ovvero le nostre abitudini alimentari sono cambiate portandoci dalla dieta poverissima dei nostri antichi progenitori ad una iper-calorica, più in fretta dei tempi necessari al nostro organismo per adeguarsi”. L’aspetto filosofico delle relazioni tra cibo ed etica sono stati illustrati da Luisella Battaglia che ha ricordato le implicazioni tra alimentazione ed ecologia e ha parlato delle cointeressenze tra etica e scienza alla ricerca di una nuova e più dinamica prospettiva di interrelazione che non sia fondata sul primato dell’uma sull’altra. Poi osserva: “Più che di dietETICA dovremmo parlare di un’etica della dieta”, ricordando che il pianeta non può reggere ritmi impressionante di produzione di cibo assolutamente sproporzionato rispetto alle reali esigenze, senza considerare lo squilibrio nella distribuzione delle risorse. Nel pomeriggio i valori e il pensiero di Jacques Monod sono stati al centro del colloquio tra il direttore scientifico di Biogem, Mario De Felice, lo scienziato Giancarlo Vecchio e il filosofo Aldo Masullo. “Monod parla in un primo tempo di conoscenza oggettiva – osserva Masullo – ma poi avvertendo il limite di questa definizione parla di conoscenza autentica. Ed è una grande finezza perché la conoscenza non può essere oggettiva e speculare, c’è sempre un coinvolgimento del soggetto conoscente che conosce veramente, ma non conosce il vero”. Masullo consegna al dibattito anche una interessante distinzione tra morale ed etica affidando alla prima, la morale, un’autorità retrospettiva e alla seconda, l’etica, una forza vincolante per il futuro, per ciò che sarà nei prossimi decenni soprattutto rispetto al rapporto con le nuove conquiste del sapere e della tecnologia. Il Premio Nobel Mario Capecchi ha concluso la quarta giornata di appuntamenti con la sua lectio sulla tecnica del genetargeting cha aperto nuovi sviluppi per la ricerca nella lotta ai tumori. Capecchi ha anche parlato dei progetti in corso ben sintetizzati dalla lunga intervista rilanciata in tutt’Italia dall’Agenzia Ansa che di seguito riportiamo: “Tempo 20 anni e i tumori non faranno più così paura e sarà abbattuta la loro mortalità oltre i clamorosi risultati già ottenuti fino ad ora: non è lontano l’obiettivo ambizioso di domare una delle malattie più temute, secondo il premio Nobel per la Medicina, Mario Capecchi. In Italia per partecipare a un convegno presso il centro di ricerche Biogem in provincia di Avellino, il Nobel di origini italiane (trasferitosi bambino negli Stati Uniti) ha parlato con l’ANSA della sfida che ritiene più interessante: i tumori. “Il cancro – ha osservato – esisterà sempre ma il suo sviluppo si potrà bloccare per gran parte dei tumori.E i tempi non solo lontani (probabilmente 20 anni) se si considerano i progressi degli ultimi 5 anni, grazie a cure chemioterapiche migliori che si avvalgono di una combinazione di farmaci più efficaci e meno dannosi rispetto al passato”. Un grande contributo a queste ricerche lo ha dato e lo sta dando l’ingegneria genetica e la tecnica del ‘gene targeting’ inventata da Capecchi (per la quale ha ricevuto il Nobel) che permette di spegnere o modificare un solo gene nel patrimonio genetico dei topi in modo da ottenere topi geneticamente modificati portatori di specifiche malattie: dai tumori all’Aids. Ottenuto così un modello della malattia la si può studiare in laboratorio. Per quanto riguarda i tumori: “abbiamo scoperto che cominciano con la rottura dei cromosomi che si legano in modo sbagliato e si replicano in maniera errata. Con degli appositi marcatori seguiamo, nei topi, l’evoluzione del cancro dalle origini e possiamo isolare le cellule malate per analizzarle. Riusciamo così controllare dove e quando si rompono i cromosomi con l’obiettivo di scoprire le cause e trovare bersagli per eventuali cure”. A fare più paura sono tumori quali sarcoma, leucemia, linfoma, che colpiscono soprattutto i giovani e sono fra i più aggressivi, ragione per la quale rappresentano un’importante sfida per Capecchi. “Tumori – spiega il Nobel – che hanno un livello molto alto di mortalità (per alcuni sarcomi l’80% degli ammalati muore in 5 anni) ma sui quali le case farmaceutiche non investono a causa della loro rarità”. Topi ammalati di questi tipi di cancro sono in studio nel suo laboratorio all’università dello Utah negli Stati Uniti con risultati incoraggianti “il gene targeting si sta rivelando efficace per comprendere come si sviluppano questi tumori” . Fra i risultati più importanti del laboratorio di Capecchi vi é quello su un tumore muscolare dei bambini molto aggressivo, il rabdomiosarcoma alveolare “tre anni fa abbiamo scoperto un gene che è sovra-espresso nei bambini con questo tumore e abbiamo sperimentato sui topi un composto per trattare la malattia. Nei topi la massa tumorale è diminuita e ora è partito lo studio clinico sugli esseri umani i cui risultati sono attesi fra 2-3 anni”.

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