PdZ A4, Montanile: “Convenzione truffa ai danni dei cittadini”

AVELLINO – Il Commissario ad acta, nominato a seguito delle note vicende sul piano di zona A04, ha predisposto un nuovo schema di convenzione e l’ha inviato agli Enti, dando loro meno di quarantotto ore di tempo per valutarlo e fornire controdeduzioni. Nonostante gli sforzi che si stanno facendo per dare risposta ai problemi della gente, la (mala)politica continua ad avvitarsi su se stessa provocando danni incalcolabili. E’ in atto la “mission impossible” di resuscitare i morti. Il conso…

AVELLINO – Il Commissario ad acta, nominato a seguito delle note vicende sul piano di zona A04, ha predisposto un nuovo schema di convenzione e l’ha inviato agli Enti, dando loro meno di quarantotto ore di tempo per valutarlo e fornire controdeduzioni. Nonostante gli sforzi che si stanno facendo per dare risposta ai problemi della gente, la (mala)politica continua ad avvitarsi su se stessa provocando danni incalcolabili. E’ in atto la “mission impossible” di resuscitare i morti. Il consorzio non esiste più!”. E’ quanto sostiene Carmine Montanile, capogruppo consiliare de “La Civica Abellinum”.
“La convenzione – prosegue – così come formulata dal Commissario ad acta è il tentativo peraltro mal celato di fingere di adeguarsi alle nuove norme regionali per proporre sullo stesso palcoscenico gli stessi attori e la stessa scenografia. Senza tema di essere smentiti riteniamo che questa nuova convenzione costituisca una delle più grandi truffe perpetrate ai danni dei cittadini. Con essa è completamente stravolto lo spirito della delibera regionale ed è generato un mostro perché è sacrificato sull’altare dell’inciucio e del ricatto il bisogno di assistenza che ogni paese civile ha il dovere non solo di salvaguardare ma anche di garantire. Con questa convenzione si consuma un vero e proprio abuso di potere.
Per ben comprendere quale pasticcio ne sia alla base e quali inevitabili difficoltà si realizzeranno, bisogna fare un passo indietro. La Regione Campania, con delibera di Giunta n.320/2012, ha modificato gli ambiti territoriali sociali e i distretti sanitari; in precedenza il Comune di Avellino costituiva l’Ambito Territoriale A3 mentre l’ambito A4 era costituito da 15 Comuni, ora accorpati al Comune di Avellino nel nuovo Ambito. Nel tempo, senza volerci ulteriormente dilungare la Regione, con una serie di circolari ha stabilito modi e tempi per l’attuazione del Piano. Fin dall’inizio si manifestarono una serie di distinguo e strumentali prese di posizioni mentre il Comune di Avellino, rinunciando anche al voto ponderato (come richiesto dai Sindaci) portava al vaglio del CC uno schema di convenzione a suo tempo approvato. Ma l’ostruzionismo dei Sindaci era granitico e si palesò con una serie di pretesti, peraltro vietati dalla normativa vigente, come il mantenimento in vita dell’ex Consorzio A4 attraverso l’attribuzione a un commissario liquidatore di competenze e ruoli illegittimi, come quello di far proseguire i servizi essenziali per i 15 Comuni dell’ex Consorzio. Tale regime di proroga di fatto avrebbe avuto il solo intento di mantenere in scena sempre gli stessi attori, dimenticando però che i servizi essenziali dovevano essere programmati e avviati dal nuovo ambito, come da circolare 957445/2012 della Regione Campania. Come d’incanto dopo un anno di lotte si trovò l’accordo con la sottoscrizione di una convenzione che chiuse il cerchio e rese tutto più chiaro. Si comprese allora come la politica si fosse piegata al ricatto e agli interessi di pochi perché l’accordo si raggiunse sull’istituzione, ex novo, di una nuova figura, il Vice Coordinatore, non prevista dalla delibera regionale, e si consumò sulla pelle dei lavoratori e di tutti quei cittadini che vivendo situazioni di disagio, vedevano svanire le risorse a loro destinate. Il punto cruciale era l’organizzazione dell’ufficio di piano che, secondo i dettami stabiliti dalla Regione avrebbe dovuto avere la seguente dotazione organica: un coordinatore, un referente amministrativo contabile, un esperto di programmazione sociale e sociosanitaria, esperto di programmazione fondi europei, referente per la comunicazione, monitoraggio e valutazione del sistema informativo. La Regione Campania aveva stabilito a suo tempo, con la circolare 860236/2012, che “…il coordinatore deve essere un dirigente o funzionario del comune capofila … per le restanti figure si raccomanda di dare priorità al personale interno del comune capofila o distaccato da altri comuni dell’Ambito…qualora tra i comuni dell’ambito non fossero rinvenibili tutte le professionalità necessarie …potrà essere impiegato personale esterno, in misura che non potrà superare, insieme al personale interno valorizzato, il 10% del FUA..”; Con quella convenzione e la modifica dell’articolo 8, che stabiliva che il Coordinatore e il suo Vice dovevano essere nominati dal coordinamento istituzionale tra i componenti dell’ufficio di piano, era stravolto il principio che era alla base della delibera che era quello di garantire le fasce più deboli e non creare nuovi carrozzoni e centri di potere a scapito dell’utenza. La figura del Vice Coordinatore, non prevista altro non era che una forzatura o, meglio ancora, un abuso di potere.
Il problema stava proprio in quell’aspetto. Il 10% del FUA era quindi sottratto ai servizi e anche alle possibilità di ricollocare i lavoratori, essendo indirizzato verso figure professionali assolutamente inutili, perché il vice coordinatore avrebbe dovuto svolgere le stesse funzioni del coordinatore e percepire uno stipendio a danno dei cittadini bisognosi perché il fondo è omnicomprensivo. Se con lo stesso fondo si dovevano soddisfare bisogni, organizzazione e servizi, evidentemente, più si sottraeva e minori servizi si erogavano. La convenzione, così come proposta, non fu firmata da tutti i sindaci per cui si diede l’avvio alla procedura di nomina del Commissario ad acta.
Quest’ultimo, con un vero e proprio colpo di mano, piuttosto che fare chiarezza e ripristinare la legalità, con una serie di decisioni assolutamente inaccetabili ha posto le basi per creare altri problemi e procrastinare nel tempo l’attuazione del Piano di Zona. A parte una serie di irregolarità che qualificano in negativo l’opera svolta dal Commissario e che denunciano una certa superficialità di approccio tecnico alla materia, si possono cogliere quelli che sono gli aspetti più importanti della nuova convenzione:
1) Scompare definitivamente la figura del Vice-coordinatore (peraltro non prevista dello schema di delibera regionale) mentre, stravolgendo completamente la legge che indica come Coordinatore un dirigente del Comune Capofila ( Avellino perderebbe anche questa figura) , il nostro si impegna a cucire su misura , come un sarto cuce un vestito, le caratteristiche professionali di competenza ed esperienza di un Coordinatore da individuare non mediante un concorso “vero” ma per il tramite di una selezione pubblica per titolo e colloquio,valutati da una commissione nominata dallo stesso Commissario.
2)Il Coordinamento Istituzionale, tra le altre cose, avrebbe anche il compito di individuare nuove forme associative per l’esercizio e la gestione degli interventi e dei servizi programmati, la qual cosa fa pensare all’idea, nemmeno molto celata, di costruire un altro carrozzone politico, tanto è vero che nell’Ufficio di piano sono previste altre “ figure professionali laureate per la gestione delle attività e dei servizi programmati”, individuati con le stesse procedure “amichevoli” del Coordinatore.
3) Si allarga la composizione del Coordinamento Istituzionale prevedendo, in maniera del tutto illegale, non solo i 16 Sindaci dei comuni associati, ma anche il direttore Generale della ASL, che, con lo stesso diritto di voto dei Sindaci, parteciperebbe alla gestione e programmazione dei servizi senza alcun impegno economico. E’ l’avvilimento della legge, della politica e della morale; non è possibile essere al contempo controllore e controllato.
4) Il comune di Avellino , con questa nuova convenzione perderebbe in un colpo solo il Coordinatore, l’Ufficio di Piano, ed il voto ponderato, mantenendo solo l’impegno economico che è il più rilevante, contando poco o nulla, pur comprendendo una popolazione che è più della metà di tutto l’Ambito.
Ma a parte queste tematiche di ordine politico, ne esistono altre che, a nostro avviso, andrebbero affrontate in sedi più opportune, come la Corte dei Conti. , della qual cosa si dovrà pure tener conto in occasione degli inevitabili passaggi nei vari Consigli Comunali. Ai più infatti non può sfuggire che la convenzione tende ad individuare all’esterno figure professionali che verranno pagate con soldi pubblici in maniera del tutto illegittima perché illegittima è lo schema di convenzione. Ogni altra argomentazione portata a giustificare il comportamento del Commissario ad acta serve solo a proteggere interessi di parte che ovviamente non coincidono esattamente con quelli degli utenti che sono lo ammalati e bisognosi che vivono drammaticamente grandi situazioni di difficoltà”, conclude Montanile.

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