Ospedale di Bisaccia, Gallicchio scrive a Caldoro

Ospedale di Bisaccia, Gallicchio scrive a Caldoro

Pasquale Gallicchio, consigliere comunale di Bisaccia (Avellino) e dirigente provinciale del Pd di Avellino, scrive a Stefano Caldoro, neo presidente della Regione Campania, in merito al possibile ridimensionamento dell’ospedale di Bisaccia. Di seguito il testo integrale della lettera:
“Presidiare. Egregio Presidente Caldoro, questo è il verbo che condiziona la nostra vita quotidiana. Pensare a come affrontare il nostro futuro in Irpinia è come rivivere il mito di Tantalo perché le difficoltà del presente sono come una enorme roccia sospesa sui nostri destini che potrebbe schiacciarci in qualsiasi momento. Se vuole capire le condizioni in cui vive la gente dell’Alta Irpinia provi per un attimo a coniugare la sua vita con quanto accade in provincia di Avellino, massacrata da continui tagli ai servizi fondamentali che ci impediscono una decente qualità della vita. Le assicuro che non è cosa piacevole e di facile sopportazione. Qui le distanze sembrano moltiplicarsi e molto spesso i suoi abitanti vivono una condizione paradossale: con il corpo esistono nei propri paesi ma con la mente sono lontani, alla ricerca di un possibile approdo in grado di offrire una prospettiva futura. E’ la preoccupazione dei padri per i figli, è la paura dei figli di abbandonare i padri in una terra sempre più amara. Di fronte a ciò dovremmo alzare le mani in segno di resa e attendere che tutto si compia. Ma la nostra dignità di irpini e la nostra tradizione storica impediscono tutto ciò. In noi vive uno spiccato senso alla sopravvivenza, come in qualsiasi comunità che si difende da scelte ingiuste, inique. La sintesi, la facilità verbale che molti usano per indicare le nostre lotte, si racchiude in una frase: a difesa dell’esistente. In essa c’è tutta l’opposizione ad un modo di ragionare e decidere troppo spesso lontani dalle nostre reali condizioni. Siamo coscienti di non chiedere più cerotti da mettere sul nostro corpo ferito ma suture in grado di fermare per sempre l’emorragia in atto. Per perseguire questa prospettiva e concretizzare questa linea d’azione ci aiuta il fatto che siamo gente che non si arrende con facilità e che vuole scongiurare per sé e per le future generazioni una “Irpinia, zona morta”. Siamo tenaci, a volte testardi, ma soltanto perché vogliamo degnamente vivere nella terra che fu di Francesco De Sanctis. Per questo difficilmente abbasseremo la guardia sull’ennesima offesa che si sta consumando sulla testa di tutti gli irpini. Ieri era la minaccia di una discarica sul Formicoso, oggi è il salasso operato alla sanità con la soppressione dell’Ospedale di Bisaccia a cui si associa il depotenziamento del resto delle altre strutture ospedaliere. Da circa quindici anni la nostra esistenza si consuma sulla difesa estrema dei diritti fondamentali. Difesa operata con proteste, occupazioni, consigli straordinari, gesti eclatanti. Per quanto tempo ancora si andrà avanti seguendo il criterio di penalizzare i territori con bassa densità abitativa. Una mannaia che decapita la sanità, i trasporti, la scuola, gli enti sovracomunali, il sistema industriale e agricolo e che avvia un negativo effetto domino in grado di affossare altri settori. La mia non vuole essere una difesa del proprio campanile, troppo facile chiedere che l’ospedale di Bisaccia resti in piedi, la ritengo una legittima esigenza a cui però aggiungo la nota che questo plesso se resta così com’è non giova a nessuno. E’ come una candela che si consuma e aspetta semplicemente di spegnersi senza che la sua luce possa servire ad illuminare. In anni appena trascorsi il territorio ha avanzato delle proposte di riorganizzazione, calibrate sulle vere esigenze. Tutte ascoltate, a volte recepite nei diversi piani ospedalieri ma mai attuate. Oggi, chiediamo che quelle promesse vengano mantenute differenziando gli ospedali, mirando soprattutto a realizzare un sistema di emergenze-urgenza sull’intero territorio in grado di dare risposte. Non si può ignorare che la provincia di Avellino si estende su una superficie di 2800 chilometri quadrati occupati per due terzi da montagne e da colline per il restante territorio. La rete di collegamento viario è priva di grosse arterie di collegamento e spesso le strade interne sono molto accidentate. La popolazione per il 20 percento è composta da persone di età superiore ai 65 anni, in alcuni paesi la percentuale sale di moltissimo e guardando le prospettive aumenterà sempre di più. La maglia nera di buona parte della provincia di Avellino, in particolare dei piccoli paesi, si chiama emergenza, primo soccorso e non tanto l’intervento di alta chirurgia che spesso gli stessi irpini programmano fuori regione. In questo gli ospedali hanno senso, se diventano punti di prima emergenza-urgenza a cui si legano specializzazioni di alto profilo e di qualità della risposta in sinergia con la ‘Città ospedaliera’ la cui crescita in qualità è garanzia per tutto il territorio provinciale e non solo. Come vede la disponibilità al confronto c’è e con esso anche le proposte. Non si faccia trascinare dalla logica dei numeri e metta in atto una iniziativa che possa, oggi nel campo della sanità, scovare gli sprechi dove effettivamente ci sono e pesano sul bilancio della sanità. Se dai dati ministeriali l’Azienda Sanitaria di Avellino, ottenuta dalla fusione della Asl Av 1 e Asl Av 2, è la più virtuosa della Campania, perché caricare sulle nostre vite il sacrificio di uno sperpero che appartiene ad altre Aziende sanitarie delle quali la cronaca si occupa non per note positive ma perché con i loro “buchi neri” hanno affossato il sistema dell’assistenza in Campania. L’assenza di risposte possibili alle questioni vitali del nostro territorio equivarrebbe al fallimento della politica e di fronte a ciò non mi resterebbe che promuovere una visita a Palazzo S.Lucia di una folta delegazione di gente altirpina. Non per protestare ma per restare attaccati ai piloni del Palazzo della Giunta regionale con catena e lucchetti fino a quando non otterremo serie garanzie. C’è la necessità che il macigno sospeso sulle nostre teste s’inizi a sgretolare e le zone interne della regione Campania possano godere di maggiore rispetto e considerazione”.

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