“Mi mancano i miei nonni, questo virus ci ha tolto la libertà”: il bellissimo tema del piccolo Ciro

“Mi chiamo Ciro e vivo ad Avellino”, inizia così il bellissimo tema del piccolo Ciro Lucci, 8 anni, come i suoi coetanei, costretto a vivere in casa, lontano dagli affetti, dagli amici di scuola, dai compagni di squadra, a causa del Coronavirus.

“La mia casa si trova in un quartiere popolato e bello ed è vicino al centro della città. Improvvisamente la vita di tutti noi è divenuta irreale, direi surreale. Un vocabolo sconosciuto PANDEMIA, dicono dovuta ai pipistrelli, ma ci ha privato di ogni forma di libertà e di diritto, dice il piccolo Ciro, al quale il Coronavirus ha negato la possibilità di andare a scuola, di vivere la spensieratezza della Primavera, ma non di osservare, da una finestra, il mondo che lo circonda da una finestra.

I pipistrelli ci hanno costretto a vivere come i topi. Ai tempi del COVID l’unica cosa che ci permette di confrontarci e stare in relazione con il mondo esterno è la finestra. Bello svegliarsi all’alba affacciarsi alla finestra e perdersi nel silenzio mattutino e osservando l’immensità del cielo riavvolgi e rivivi la tua vita come la pellicola di un film. Vedo i prati che brillano sotto i tiepidi raggi del sole e mi perdo in quell’erba bagnata e mi manca QUELL’ODORE”, scrive ancora Ciro, dimostrando una grande maturità nonostante la sua giovanissima età.

L’amata libertà che in questo periodo ci è stata tolta – prosegue il tema -. DIETRO tutto questo vedo nel cielo un coloratissimo arcobaleno che come un ponte collega casa mia alla mia scuola, la mia seconda casa, la mia seconda famiglia. La vita quella che viene definita FRENETICA dagli adulti le nostre finestre perdono il loro valore, ma noi bambini già ne sapevano il valore e l’importanza. Noi bambini osserviamo con occhi diversi, i nostri cuori e le nostri menti ci permettono di comprendere i valori veri della vita. Gli adulti sono impegnati a fare le corse contro il tempo, come se quotidianamente devono tagliare il nastro per un traguardo.

Alle ore 18 di ogni giorno da quando è iniziata la quarantena ho un appuntamento con la mia finestra. Osservo due bambini, figli di un medico e di una mamma diventata un ANGELO pochi mesi fa. Vivono separati per il COVID. Il loro papà gli parla dal cortile. Baci a distanza e io avverto quei cuori battere in aritmia, avverto quel nodo alla gola che ti toglie ogni respiro. Vedo occhi velati da lacrime di quella nonna diventata mamma dei propri nipoti a tempo pieno. Quella nonna lontana dal proprio figlio e lontana dal papà dei propri nipoti. Guardare dalla finestra significa aprire il cuore e la mente all’immaginazione”, continua ancora Ciro, ricordando l’affetto dei suoi nonni, che gli mancano tanto.

Vedo Ciro correre ed abbracciare i suoi nonni, mi manca ridere con la Nonna Immacolata capace di sdrammatizzare anche nelle circostanze più brutte con le sue battute, mi manca giocare con la Nonna Rosa che riesce a diventare bambina con noi nipoti, mi manca essere anche redarguito dal nonno Ciro che, da buon Maresciallo dell’arma, non fa mancare il rigore.

Vedo Ciro con quella maglia biancoverde, i colori della mia amata terra, vedo Ciro esultare con i propri compagni di squadra dopo quel goal su punizione e vedo gli occhi del Drago, Mister Molino soddisfatto del proprio lavoro e del tanto impegno con noi piccoli e sento la sua voce dire “VELOCE”.

La finestra mi permette anche di estraniarmi dalle ansie e le paure che si avvertono in casa, paura di dover portare il nonno gravemente malato in ospedale, il timore per zio RAFFAELE FARMACISTA, l’ansia per il lavoro dei miei genitori entrambi imprenditori, paura di tutti e ansia che si vivono in ogni famiglia in questo periodo.

Adorata finestra, prima passavi inosservata per grandi e piccini adesso di vitale importanza e il pensiero vola verso i non vedenti, come il mio amato nonno ANTONIO. Immagino il vuoto e la loro solitudine, grazie a te o mia finestra credo e spero. Grazie a te, spero che ognuno di noi impari ad apprezzare FRATE SOLE BELLO E RADIANTE“, dice Ciro, concludendo il bellissimo tema apprezzando le piccole cose, troppo spesso ignorate, ma riscoperte grazie (fa strano dirlo) a questo maledetto virus.

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