Melchionna: “L’acqua non ha colore politico”

“La Cisl IrpiniaSannio da sempre è favorevole ad individuare un modello unico di gestione che garantisca in primis i cittadini, in termini di efficienza e qualità nei servizi erogati, economicizzazione dei costi e salvaguardia dei livelli occupazionali.
È stata pubblicata nel BURC n. 55 del 14/09/2015, la Delibera di Giunta Regionale della Regione Campania n. 411 del 9 settembre 2015, Riordino del Servizio Idrico Integrato ed istituzione dell’Ente Idrico …

“La Cisl IrpiniaSannio da sempre è favorevole ad individuare un modello unico di gestione che garantisca in primis i cittadini, in termini di efficienza e qualità nei servizi erogati, economicizzazione dei costi e salvaguardia dei livelli occupazionali.
È stata pubblicata nel BURC n. 55 del 14/09/2015, la Delibera di Giunta Regionale della Regione Campania n. 411 del 9 settembre 2015, Riordino del Servizio Idrico Integrato ed istituzione dell’Ente Idrico Campano, con la quale viene riordinato il servizio idrico integrato in Campania recependo la sentenza della Corte Costituzionale.
I due principi fondamentali che hanno ispirato il Disegno di legge “Riordino del Servizio idrico integrato ed istituzione dell’Ente idrico Campano” sono questi: l’acqua bene pubblico e il decentramento dei poteri di gestione dalla Regione ai Comuni singoli o associati.
Il ddl intende superare la frammentarietà del servizio idrico, assicurando la corretta gestione e utilizzazione delle risorse idriche ed istituendo un unico Ambito territoriale ottimale composto da cinque distretti ed istituendo l’Ente idrico campano (EIC) che lo governa.
L’ambito ottimale è ripartito, poi, in 5 ambiti distrettuali: Napoli (Napoli e 31 Comuni dell’area metropolitana), Sarnese-Vesuviano (comprendente cinquantanove comuni della Città metropolitana di Napoli e diciassette della provincia di Salerno), Sele (comprendente 142 comuni della provincia di Salerno, due comuni della provincia di Avellino e un comune della provincia di Napoli), Caserta (tutti i Comuni della provincia casertana), Calore-Irpino (nel distretto Calore Irpino sono ricompresi tutti i Comuni della provincia di Avellino – tranne i Comuni di Calabritto e Senerchia che andranno a Salerno – e della provincia di Benevento).
l’Ente Idrico Campano (EIC), soggetto di governo dell’ATO, predisporrà, adotterà, approverà ed aggiornerà il Piano d’Ambito, individuando il soggetto gestore del servizio idrico integrato in ogni Ambito distrettuale e affidandone il servizio, nel rispetto delle forme gestionali definite da ciascun Consiglio di distretto in coerenza con quanto previsto dalla normativa nazionale ed europea in materia.
La Campania è stata l’ultima regione a legiferare sul riordino del servizio idrico Integrato (16 novembre 2015) , al fine di adeguarsi alle previsioni dello Sblocca Italia e scongiurare il commissariamento governativo. Ma ad oggi sono stati individuati solo i confini degli Ambiti territoriali, mentre degli Enti di governo (Egato) non c’è neanche l’ombra e il processo per la loro costituzione procede a rilento. Ancora più lontana nel tempo, invece, l’individuazione del soggetto gestore (lo Sblocca Italia imponeva come scadenza il 30 settembre 2015 ). Per arrivare a questo appuntamento, infatti, sarà necessario che l’Ente di Governo elabori il Piano d’Ambito, propedeutico all’individuazione della modalità di gestione da scegliere tra le tre formule previste dalla Legge Galli (n. 36/1994) e confermate dal Ddl Madia sulle società pubbliche (approvato in prima lettura), e cioè: l’affidamento ai privati tramite gara; la costituzione di una società mista con gara per il socio privato; l’affidamento diretto in house.
È opportuno avviare un percorso che semplifichi e razionalizzi il servizio idrico regionale finora condizionato da frammentazione, sprechi, cattiva gestione e inadempienze varie. Un intervento necessario, questo, sollecitato dai cittadini e dai lavoratori del settore, oltre ad essere previsto dalla normativa vigente.
In Campania si registra il più alto livello di frammentazione del sistema di gestione: solo un Ato (Sarnese -Vesuviano) su quattro è stato affidato ad un gestore unico.
Al momento, l’unico gestore veramente pubblico è ABC – Azienda Speciale Acqua Bene Comune di Napoli (ex ARIN).
La Cisl evidenzia e ribadisce con forza alcuni aspetti di primaria importanza: occorre tener conto della orografia regionale e dei bacini idrografici, al fine di consentire una gestione nel pieno rispetto della risorsa naturale. È fondamentale il rispetto delle istanze di partecipazione consapevole dei cittadini ai processi decisionali e dello stesso esito referendario. Sul piano delle tutele del lavoro è necessario e doveroso garantire il mantenimento dei livelli occupazionali attualmente esistenti.
Comprendiamo le battaglie politiche ma, che l’acqua sia un bene pubblico è un principio che non è mai stato in discussione! Il servizio idrico integrato è considerato un servizio pubblico locale di interesse economico generale assicurato alla collettività.
La Cisl è da sempre a favore di una gestione totalmente pubblica del servizio idrico, offrendo, nel corso del tempo il proprio contributo in termini di proposte e di idee. Chiediamo la piena applicazione della volontà referendaria espressa a giugno 2011: in quel referendum il 95 per cento della popolazione (oltre 27 milioni di cittadini) si espresse per la totale pubblicizzazione.
Ribadiamo la nostra assoluta contrarietà a qualsiasi ipotesi di privatizzazione del ciclo integrato delle acque. Per quanto sopra esposto riteniamo ineludibile l’individuazione di un gestore unico per l’intero ciclo integrato (captazione, distribuzione e depurazione della risorsa) attraverso un processo di graduale aggregazione degli attuali gestori, assicurando il rispetto di principi basilari quali efficacia, efficienza, economicità e diritto al lavoro.
L’affidamento diretto del servizio idrico integrato, deve avvenire in via prioritaria a favore di ‘società interamente pubbliche’, in possesso dei requisiti prescritti dall’ordinamento europeo per la gestione in house, o comunque ‘partecipate a maggioranza pubblica’. L’ ’Azienda Speciale’ sul modello ABC rappresenta una soluzione legittima e praticabile poiché assicura la coesistenza di più soggetti gestori all’interno dello stesso Ato , a ‘tutela delle preesistenze’.
La decisione finale spetta ai Sindaci di tutti i Comuni interessati a cui è demandato il compito di individuare la forma di gestione ottimale del servizio idrico per il distretto irpino-sannita.
Ai sensi dell’art. 42 comma secondo lett. e) del D.Lgs. 267/2000 spetta al consiglio Comunale “l’organizzazione dei pubblici servizi, la costituzione di istituzioni e aziende speciali, la concessione dei pubblici servizi, la partecipazione dell’ente locale a società di capitali, l’affidamento di attività o servizi mediante convenzione”.
Alla luce di quanto sopra esposto, Vi chiediamo di scegliere in piena autonomia, nel rispetto dei diritti dei cittadini e dei territorio irpino-sannita, evitando di far prevalere interessi politici, di partito o personali. L’acqua non ha colore politico…”. E’ quanto afferma in una nota Mario Melchionna, segretario generale della Cisl IrpiniaSannio.

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