Mauriello al convegno CasaPound: dissenso di GC e studenti

“Proviamo indignazione che esponenti di sinistra possano partecipare a incontri, organizzati da Casapound, che rifiutano l’impianto stesso della Carta Costituzionale, restando fuori dalle regole e dai principi fissati dai costituenti”. Esordisce così la nota congiunta di Luca Servodio del coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti, Francesco Iuliano, portavoce Giovani Comunisti di Cervinara; Vincenzo De Lucia, portavoce unione degli studenti di Cervinara; Mario Ferdinandi, antifascista; Domenico Esposito, scrittore antifascista e la studentessa universitaria Stefania Latessa, in merito alla presenza dell’esponente di Sinistra Ecologia e Libertà, Pino Mauriello al convegno di CasaPound.
“Ecco la nuova sinistra, – prosegue la nota – la sinistra che per anni si è battuta a favore della tesi della “fine del lavoro”, ideologia servita a distogliere l’attenzione dal massacro sociale, nei confronti della classe lavoratrice, oggi, nelle zone interne, è anche interlocutrice dei camerati di estrema destra. Un revisionismo storico, – prosegue la nota – che punta a criminalizzare l’idea stessa della lotta di classe, della resistenza partigiana e stravolgere l’intera esperienza del movimento rivoluzionario operaio e comunista presentandola come una sequenza di violenza e di fallimento. Ci avevano raccontato che, con il crollo dell’Urss, aveva ragione Francis Fukujama a porre il tema della “fine della storia”, proclamando la vittoria definitiva del modello di democrazia liberale, l’unico possibile. Come pure fu costruita una pervicace campagna ideologica a sostegno delle tesi di Samuel Huntington sul fatto che la storia, contrariamente da quanto analizzato da Marx, non fosse il frutto della lotta di classe, ma di uno “scontro tra civiltà”. Era così pervicace e si riteneva talmente invincibile l’egemonia statunitense, che Brezinski dedica il suo celebre saggio “la Grande Scacchiera” ai suoi studenti, “per aiutarli a plasmare il mondo di domani”. Plasmare un mondo che viveva “l’era della supremazia americana”. Fortunatamente, il mondo è cambiato in un arco di tempo straordinariamente breve. La perdita di leadership degli Usa e l’ascesa di nuovi paesi, a partire dai famosi Bric, ci dicono che un intero mondo è oramai terremotato e che l’impianto ideologico su cui si fondava la “fine della storia” è completamente finito. La sinistra, invece, di ritornare sulla strada giusta, quella del lavoro, dello stato sociale, dell’antifascismo e di ripensare un nuovo modello di società, prova a dialogare con gruppi violenti e pericolosi, che già si sono fatti notare spesso e volentieri per le loro azioni poco democratiche, le violenze sugli immigrati, le falsificazioni e manipolazioni storiche di alcuni personaggi e la reintroduzione di pratiche e idee del ventennio (come la “marcia su Roma” che volevano riproporre il 7 maggio 2010). Ecco il nuovo volto della sinistra, quella che saluta con soddisfazione l’accordo tra i sindacati padronali e la Fiat. Come ha scritto Giorgio Cremaschi: “Accordo storico. Così giustamente è stato definito il testo che Marchionne ha imposto ai sindacati complici e alla Confidustria. Se si usa quest’aggettivo, però bisogna avere il coraggio di accettare i paragoni con i fatti del passato. Ce n’è solo un adeguato. Il 2 ottobre 1925 Mussolini come presidente del Consiglio, la Confidustria e i sindacati corporativi, nazionalisti e fascisti, firmarono a Palazzo Vidoni un patto sociale che eliminava le commissioni interne e il diritto dei lavoratori a scegliersi liberamente le proprie rappresentanze. Il patto di Mirafiori fa la stessa identica cosa”. L’abbiamo detto durante le comunali ed è stato il motivo della nostra scelta di andare soli, con una facilità agghiacciante, vediamo l’interscambiabilità tra quella sinistra e la destra razzista e xenofoba. Una sinistra che, rivisitando la storia, ha gettato via tutto per inseguire la carica, il potere e tuffandosi negli intrecci perversi con i poteri forti ed essere a servizio del potere finanziario. La sinistra che accusa di estremismo gli altri, ma devasta le coscienze e gioca con la vita degli uomini e delle donne. Ecco la sinistra che ricorda le foibe, ma dimentica: che in Istria tra il 1919 e il 1922, i fascisti assaltarono decine di centri culturali “alloglotti”; che i fascisti incendiarono e distrussero le sedi sindacali, le cooperative contadine, le redazioni dei giornali operai e le tipografie; che furono aggrediti, picchiati e assassinati, decine di militanti politici e cittadini “slavi”; che dopo il golpe del 1922, le violenze fasciste divennero “legali”; che fu pianificata una vera e propria pulizia etnica portata avanti attraverso la chiusura delle scuole croate, i licenziamenti indiscriminati, gli espropri delle terre fino ad arrivare all’italianizzazione forzata dei cognomi e dei toponimi. Potremo, continuare l’elenco dei soprusi che la sinistra moderata e padronale non ricorda. Falsa sinistra, non possiamo vedere rischi che tale stato di cosa porta con sé. La sinistra che vogliamo è un luogo nel quale lavoratrici e lavoratori, disoccupati, giovani ed anziani, uomini e donne, possano riconoscersi. Una sinistra che si batte per la democrazia e per la pace, nella lotta per la piena e buona occupazione e non dimentichi il grande insegnamento della Resistenza, l’eguaglianza, la giustizia sociale e la libertà”.

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