Link e Unione degli studenti manifestano contro Ddl Gelmini

AVELLINO – “Sono giorni di mobilitazione quelli che gli italiani stanno vivendo. Questo governo in agonia ci chiama ad una reazione continua nei confronti della desertificazione morale, culturale e sociale che sta creando, a partire dall’istruzione in ogni ordine e grado”. E’ quanto affermano in una nota Link coordinamento universitario e l’Unione degli studenti di Avellino.
“Oggi, martedì 30 novembre, la riforma Gelmini sarà discussa alla Camera dei deputati e anche ad Avellino, noi studenti, abbiamo deciso di prendere parte alla protesta civile che sta attraversando tutta l’Italia, adottando un monumento attraverso il quale esprimere il nostro disappunto per una riforma che rischia di compromettere seriamente la nostra università.
Sono i monumenti stessi, i luoghi della nostra cultura, a farsi portavoce di questo dissenso. Lo sono, innanzitutto, Piazza Libertà, storico luogo di incontro per la vita sociale, politica ed economica della città, sulla quale dominano, su tutti, il Palazzo del Governo, antico convento domenicano cinquecentesco, e Palazzo Caracciolo, residenza nobiliare dei principi avellinesi e sede del loro governo feudale”.
“Da oggi Piazza Libertà esprime solidarietà agli studenti e grida rivolta verso Roma, contro questa riforma, affinché non passi un decreto che ha come unico obiettivo quello di tagliare i fondi alla didattica, alla ricerca e agli studenti stessi. Lo fa con uno striscione issato a mezz’asta, simbolo di lutto per il tentativo di uccidere la nostra università.
Lo stesso fa il Re di bronzo, obelisco del Fanzago, prospiciente il Palazzo della dogana, su cui svetta una statua del re bambino Carlo II d’Asburgo, da oggi addobbato con le parole “Per altra riforma di scuola e università. Sapere libero, liberi tutti”. “Un altro striscione è rivolto verso il Carcere borbonico, ottocentesco monumento di edilizia penitenziaria progettato anche dall’ingegnere Luigi Oberty, quasi come a parlargli per esprimere rammarico, rabbia, ma assolutamente non per comunicare rassegnazione. La nostra lotta continuerà ogni volta che sentiamo venir meno i nostri diritti e il nostro futuro, lo faremo a prescindere dal luogo in cui ci troviamo, proprio come i nostri colleghi studenti stanno facendo sul tetto del Cern di Ginevra, sulla sirenetta di Copenhagen e in più di novanta atenei in diciannove Paesi diversi. Anche ad Avellino, sebbene la nostra città non sia sede universitaria o di alta formazione, ciò è avvenuto per dare comunque voce ai tanti universitari irpini che spesso abbandonano la nostra città per i loro studi, per avverare i loro sogni, a volte senza mai più ritornarci, e per tener conto anche di quel substrato culturale che è sempre vivido e produttivo nella terra di Francesco De Sanctis e Guido Dorso, da cui non poteva mancare assolutamente un contributo a questa lotta”.
“E’ per questo motivo che non intendiamo fermarci, già da domani cominceremo a riunire il maggior numero di studenti universitari irpini per creare anche qui LINK, il coordinamento universitario che, citando dal sito internet www.coordinamentouniversitario.it, “mette in rete realtà universitarie locali di ispirazione sindacale e politica, autonome, indipendenti e autofinanziate, con l’obiettivo di promuovere i diritti degli studenti universitari e di affermarne il protagonismo nella costruzione di una società più giusta”.
“Noi rivendichiamo i nostri diritti e la buona politica, vogliamo un’università pubblica, laica e democratica, ma LINK è anche “parte dei movimenti e delle lotte sociali contro il razzismo, il fascismo, il sessismo, l’omofobia, contro lo sfruttamento dell’essere umano e dell’ambiente dettato dal profitto e contro le oppressioni, le guerre e le violenze da esso generate”.
“Siamo pronti – conclude la nota – a rigettare sempre scelte come quelle del DDL Gelmini attraverso tutti gli strumenti democratici del protagonismo sociale, ciò che vogliamo è l’istruzione come mezzo di emancipazione, la formazione come produzione di una propria coscienza critica, la cultura come difesa della nostra storia e della nostra società, l’università come futuro”.

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