Isochimica, gli ex operai: “Chi si è ammalato va tutelato”

“Le iniziative che si stanno realizzando – ai vari livelli – per la bonifica e la messa in sicurezza del sito ex-ISOCHIMICA,unitamente al monitoraggio sanitario sui cittadini, sono di fondamentale importanza per eliminare definitivamente i rischi che la presenza di amianto possono rappresentare per la popolazione. Di questo siamo fortemente convinti ma, al tempo stesso, chiediamo il medesimo sostegno e la stessa attenzione per le rivendicazioni dei lavoratori ex Isochimica che oggi sono le vittime certe per l’esposizione all’amianto”. E’ quanto sostengono attraverso una lettera aperta i lavoratori ammalati della Isochimica Carlo SESSA, Antonio OLIVIERI, Franco D’ARGENIO, Nicola ABRATE.
“I firmatari di questa lettera hanno lavorato in quella fabbrica. Sono entrati a lavorare in età giovanile, come la maggior parte degli oltre 330 dipendenti, come i nostri 15 compagni di lavoro che prematuramente sono deceduti. L’INAIL ha certificato che oltre 150 lavoratori ex-Isochimica si sono ammalati per aver respirato fibre di amianto. Si tratta di patologie non compatibili con il prosieguo della normale attività lavorativa. Per questi Lavoratori chiediamo che il Parlamento emetta un provvedimento legislativo che ne preveda il pensionamento anticipato.
Tale misura, in realtà, era già prevista dalla Legge 257/92 prima che le modifiche apportate successivamente al quadro normativo ne impedisse l’applicazione. La Legge 257 del 1992 ,che ha per titolo le “Norme relative alla cessazione dell’impiego dell’amianto”, fu emessa per regolare definitivamente la materia.
Il Capitolo IV della citata Legge tratta le “Misure di sostegno per i lavoratori” e, in particolare, l’art. 13 prevede “Trattamento straordinario di integrazione salariale e pensionamento anticipato” . Il Legislatore, quindi, si era preoccupato di dare risposte certe e sicure ai lavoratori dipendenti delle imprese interessate alla lavorazione dell’amianto e che in conseguenza di tale esposizione avevano contratto patologie riconosciute dall’INAIL.
Tant’è che, il comma 2) del citato Art. 13 individua come beneficiari del pensionamento anticipato i lavoratori che “possono far valere nell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti almeno trenta anni di anzianità assicurativa e contributiva che aggiunto al beneficio della maggiorazione per la esposizione all’amianto (vedi comma 8) o per malattia legata all’esposizione all’amianto (vedi comma 7) , maturino il requisito dei trentacinque anni prescritto dalla legge”. Quindi, i lavoratori ammalati per effetto delle lavorazioni che si svolgevano nell’Isochimica, potevano beneficiare del pensionamento anticipato appena maturato il requisito dei trentacinque anni di contributi. Con l’entrata in vigore della legge 22 Dicembre 2011 n. 214, meglio conosciuta come Legge Fornero, il pensionamento anticipato per l’anno 2014 è previsto per i lavoratori che abbiano maturato il requisito dei 42 anni e 6 mesi di contributi.
Significa che, i lavoratori ammalati per l’esposizione all’amianto nel 1992 andavano in pensione anticipata con 35 anni di contributi, mentre oggi gli stessi lavoratori che hanno la stessa malattia contratta per l’esposizione allo stesso fattore di rischio – che è l’amianto – devono andare in pensione con 42 anni e 6 mesi di contributi, ossia ben 7 anni e 6 mesi in più di contributi e quindi di lavoro effettivo.
Questa è una palese ingiustizia in quanto i malati non possono essere trattati in modo differente atteso che, l’aspettativa di vita posta a base della Legge Fornero per i lavoratori ammalati della Isochimica di Avellino si è fortemente ridotta se non del tutto annullata.
Chi legge è più cosciente di noi che siamo dei morti viventi. Quello che noi abbiamo chiesto ai nostri politici, al Governo ed ai sindacati è solamente questo: una deroga alla legge Fornero che consente agli ammalati di poter beneficiare del pensionamento anticipato ai sensi e per gli effetti della legge 257/92 art. 13 comma 2).
E’ opportuno ricordare a tutti che il Governo ha già prodotto deroghe alla legge Fornero per i lavoratori cosiddetti “ESODATI” o “SALVAGUARDATI” che si vogliano chiamare.
L’onorevole Giuseppe De Mita il 26 luglio 2013 ha presentato una proposta di legge, con atto n. 1426 –“Riconoscimento del trattamento pensionistico per i lavoratori delle imprese dell’amianto”, a cui hanno aderito anche gli onorevoli Valentina Paris, Giancarlo Giordano, Luigi Famiglietti e Angelo D’Agostino. La proposta di legge innanzi richiamata riporta integralmente le cose sopra esposte.
Purtroppo ad oggi la Commissione XI Lavoro Pubblico e Privato della Camera non ha trovato il tempo per “calendarizzarla” e metterla in discussione.
La nostra amarezza sta nel fatto di aver dovuto leggere dalla stampa le affermazioni di personaggi che hanno responsabilità a livello istituzionale o meno – sia in ambito provinciale che regionale – i quali sostengono cose non vere sul beneficio previdenziale (maggiorazione contributiva dell’1,5) previsto dalla legge 257/92.
Costoro non sanno che questo “beneficio” già è stato riconosciuto dall’INPS ai lavoratori che si sono ammalati per aver respirato l’amianto nell’Isochimica (art. 13 comma 7 ). Noi stiamo chiedendo che venga ripristinato il diritto “minimo” ad un trattamento previdenziale più adeguato al nostro stato di salute perché già previsto dalla Legge 257/92!”, conclude la lettera.

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