Festa dei lavoratori, il messaggio dell’Arcivescovo Cascio

“Carissimi fratelli e sorelle, amati da Cristo Risorto, impegnati nel lavoro o in ansia per la mancanza del lavoro, con timidezza, tremore e affetto mi rivolgo a tutti voi, in questa giornata dedicata al lavoro, sotto la protezione di San Giuseppe Lavoratore.
La timidezza nasce dalla consapevolezza di aver fatto poco per voi; il momento storico e sociale è sicuramente delicato e complesso e paralizza o rende inefficaci le poche iniziative …

“Carissimi fratelli e sorelle, amati da Cristo Risorto, impegnati nel lavoro o in ansia per la mancanza del lavoro, con timidezza, tremore e affetto mi rivolgo a tutti voi, in questa giornata dedicata al lavoro, sotto la protezione di San Giuseppe Lavoratore.
La timidezza nasce dalla consapevolezza di aver fatto poco per voi; il momento storico e sociale è sicuramente delicato e complesso e paralizza o rende inefficaci le poche iniziative concrete per i lavoratori e per quanti cercano il giusto lavoro.
Il tremore è segno dell’ingiustizia sociale che sembra avanzare a danno dei cittadini più deboli e indifesi.
Pertanto l’affetto rimane come il punto di partenza e l’ambito proprio per sentirci uniti di fronte alle difficoltà del mondo del lavoro. In questo contesto si pone la dimensione ecclesiale, perché la Chiesa si interessa a voi e voi vi sentite parte viva della comunità.
Tutti dobbiamo avere onestà e coerenza nel compito che siamo chiamati a svolgere. Coltiviamo lo spirito di solidarietà, che ci porta a sostenere e promuovere il diritto al lavoro per tutti. Esso è garanzia di vita e salvaguardia della dignità della persona e della famiglia, in vista della pace sociale.
Papa Francesco nell’Esortazione Evangelii Gaudium ricorda: “Una pace sociale che non sorga come frutto dello sviluppo integrale di tutti, non avrà nemmeno futuro e sarà sempre seme di nuovi conflitti e di varie forme di violenza” (n. 219).
Di fronte a tanti interessi forti e potenti l’appello alla giustizia, che passa attraverso il lavoro, può sembrare debole e vano; anche nella sua fragilità porta la speranza che qualcuno ascolti o almeno tiene desta la coscienza, che non si può assopire nella eccessiva ricchezza, né si deve disperare nelle gravi difficoltà. Questo appello a tutte le coscienze è un vero atto di evangelizzazione per aprire un dialogo: “In tutti i casi la Chiesa parla a partire da quella luce che le offre la fede” (Ev. Gaudium, 238).
I cristiani laici, cioè impegnati nelle realtà sociali, politiche, sindacali, imprenditoriali, sono la presenza più prossima della Chiesa all’uomo del nostro tempo, essi sono i portatori del Vangelo del lavoro, la Buona Notizia che si fa opportunità concreta per tutti.
Sarà sempre un mio dovere personale, che diventa stimolo alla mia Chiesa, annunciare con coraggio e chiarezza la Parola di Dio: “Della fatica delle tue mani ti nutrirai, sarai felice e avrai ogni bene” (Sal 128,2) e “Confida nel Signore e fa’ il bene: abiterai la terra e vi pascolerai con sicurezza” (Sal 37,2)”.

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