Coronavirus in Irpinia, non è finita: l’imbarazzante gestione di contagiati e intubati

Credevano fosse tutto finito, sbaracchiamo e chiudiamo tutto, il Covid-19 è andato in ferie.

Dicono che sia stato difficile reperire le chiavi della palazzina Alpi, chiusa perchè il Covid-19 era scomparso.

Hanno dovuto riaprirla in fretta e furia, richiamando il personale che aveva lavorato in quella struttura e che adesso serve maledettamente.

Tutto questo dopo avere mandato il paziente in giro per il Moscati e rischiato di “impestare(ci vogliono 14 giorni per capire se c’è stato qualche contagiato) altri reparti.

Poi hanno cercato di sbolognare il 69enne di Santa Lucia di Serino all’ospedale Cotugno di Napoli dove i sanitari hanno fatto sapere ai colleghi del Moscati: “Tenetelo da voi, avete una palazzina Covid che è vanto e orgoglio per una eccellenza sanitaria come la vostra…”

Quindi, dopo 3 giorni dal ricovero del 69enne serinese, è stata riaperta una struttura che dovrebbe essere sempre in funzione.

Quella palazzina – la cosiddetta Alpi – fu inaugurata sontuosamente alla presenza delle massime autorità sanitarie della Regione Campania.

Erano gli “uomini del presidente”, quelli giunti all’ospedale Moscati di Avellino per sostenere che andava tutto bene.

Va bene un tubo

Hanno perciò dovuto riaprire la palazzina Alpi dopo avere tenuto il paziente per quasi due giorni ospite del pronto soccorso e del reparto di rianimazione.

La struttura era chiusa a doppia mandata quando fu trionfalmente salutata l’uscita dell’contagiato, stappando spumante e mangiando pasticcini, illudendosi di avere fatto marameo al Covid-19.

Ora che un nuovo contagiato è arrivato al Moscati, i sanitari hanno insistito per trasferire il paziente poi intubato nella palazzina Alpi.

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E dalla stanza dei bottoni del Moscati ci sp è affrettati a fare sapere che il reparto per i malati di Covid-19 funziona regolarmente, facendo così suonare la grancassa ai solerti informatori ufficiali.

I quali non dicono che per tre giorni la palazzina Covid è rimasta chiusa mentre il cameriere di 69 anni era in attesa di destinazione.

Perchè raccontare cose che potrebbero provocare dispiacere ai padroni del vapore?

Da costoro sarebbe interessante sapere come è stata gestita, però, la nuova situazione?

Vogliamo parlarne oppure preferite fare i comunicati solo per la scoperta dell’acqua calda?

Volete spiegare facendo autocritica, senza aspettare di leggere le dichiarazioni sconcertanti e preoccupate di medici e personale parasanitario?

Sarà bene stendere un velo pietoso sull’ennesimo episodio di superficiale gestione delle emergenze? A proposito, c’è da partare anche del CUP, ma c’è un servizio specifico su questo argomento che rientra nel capitolo:

Gestione imbarazzante

Si viene poi a sapere che un uomo di San Michele di Serino è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale Moscati di Avellino dove, secondo il protocollo sanitario, è stato sottoposto a tampone preventivo per verificare l’eventuale presenza di Covid-19.

Poichè l’uomo di 71 anni denunciava problemi psichici, si è resa necessaria una consulenza specifica da effettuare, però, presso l’ospedale Landolfi di Solofra.

Mentre l’anziano si trovava nell’altro ospedale irpino, dal pronto soccorso del Moscati è stato comunicato l’esito del tampone faringeo ai colleghi del Landolfi di Solofra.

I quali non hanno preso granchè bene quella comunicazione perchè sarebbe stato necessario attendere l’esito del tampone prima di sballottare il paziente – poi risultato contagiato alCovid-19 – da un ospedale all’altro, utilizzando ambulanza e personale dipendente.

Positivo

Ansia e preoccupazione tra i sanitari e il personale dei due ospedali, per l’esito del tampone.

I dipendenti temono contagi, hanno davanti agli occhi la storia del dottore Carmine Sanseverino che s’è inguaiato lavorando al Pronto soccorso del Moscati.

Emergono inquietanti interrogativi ai quali dovrebbero fornire risposte serie e convincenti i manager delle strutture sanitarie irpine.

Possibile che si gestiscano i possibili contagiati con tanta sufficienza? Davvero si crede che sia tutto finito?

Un messaggio sbagliato perchè induce tanta gente a minimizzare.

Imbecilli che se ne fottono degli assembramenti e di indossare la mascherina in luoghi pubblici.

Gente che se ne va trnquillamente a mare, esibendosi in balli di gruppo, partecipare a giochi sulla spiaggia, senza sapere che potrebbe trovarsi in una corsia di ospedale ed essere gestito in simile mariera.

Pure per il paziente di Santa Lucia di Serino la gestione ospedaliera sarebbe stata a dir poco imbarazzante: dapprima sistemato presso il pronto soccorso del Moscati, il 69enne intubato – dopo essere stato a contatto con diverse persone – è stato finalmente trasferito ma in rianimazione perchè la palazzina Alpi è chiusa.

Sarà meglio riaprirla presto e reclutare il personale specifico: il Covid-19 sta tornando tra noi.

Il virus ringrazia la negligenza e il pressapochismo di tanti deficienti.

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