Lavoro, Cgil e Uil verso lo sciopero generale del 12 dicembre

Le organizzazioni sindacali di CGIL e UIL di Avellino e Benevento dispongono la macchina organizzativa per lo SCIOPERO GENERALE di Venerdì 12 Dicembre 2014. La manifestazione territoriale in Campania si terrà a Napoli con concentramento a piazza Mancini e corteo che porterà i manifestanti lungo Corso Umberto I fino a Piazza Matteotti dove si terrà il Comizio che concluderà la giornata di lotta. Fissati i primi appuntamenti con in Direttivi Unitari di CGIL e UIL Avellino e Benevento per lunedì 1 …

Le organizzazioni sindacali di CGIL e UIL di Avellino e Benevento dispongono la macchina organizzativa per lo SCIOPERO GENERALE di Venerdì 12 Dicembre 2014. La manifestazione territoriale in Campania si terrà a Napoli con concentramento a piazza Mancini e corteo che porterà i manifestanti lungo Corso Umberto I fino a Piazza Matteotti dove si terrà il Comizio che concluderà la giornata di lotta. Fissati i primi appuntamenti con in Direttivi Unitari di CGIL e UIL Avellino e Benevento per lunedì 1 dicembre mentre il 5 dicembre è convocato l’attivo dei quadri e delegati con la presenza dei Segretari Regionali Anna Rea e Franco Tavella.
Intanto sono già partite le assemblee nei luoghi di lavoro, dove i Segretari V. Petruzziello e R. Galdiero per la Cgil e Simeone per la Uil congiuntamnete ai Segretari di categoria stanno incontrando i lavoratori per segnare i motivi dello sciopero che vedono la UIL e la CGIL insieme il 12 dicembre in piazza per provare a cambiare i contenuti dello JOBS ACT e della Legge di Stabilità. Provvedimenti che secondo le due sigle sindacali indeboliscono ulteriormente le condizioni del lavoro, cancellano diritti che in un momento di recessione dovrebbero invece aumentare, e che spostano l’interesse del Governo a favore delle imprese che nonostante le libertà anche di licenziamento e gli aiuti economici previsti, non saranno nelle condizioni di far ripartire l’occupazione in assenza di qualsiasi iniziativa a favore dei lavoratori e pensionati unici protagonisti in grado di far ripartire la domanda e i consumi.
“Come è successo con gli 80 euro – dichiarano i sindacalisti – c’è bisogno di un intervento a favore del lavoro e non contro il lavoro come invece sta accadendo, le imprese rappresentano solo una parte, seppur importante del processo produttivo, ma non certamente l’unica. Renzi deve comprendere che le politiche contro non pagano, le condizioni del territorio non sono una variabile indipendente e continuare ad esaltare le sole piccole e poche attività pur di eccellenza, tentando di mettere in ombra la crisi di interi settori e di produzione di servizi è un operazione che UIL e CGIL smaschereranno ponendo al Paese le vere emergenze e i veri contenuti delle iniziative del Governo.
Nei giorni che ci separano dallo sciopero utilizzeremo ogni luogo di lavoro e ogni sede sindacale per illustrare a giovani disoccupati, studenti, lavoratori, pensionati e cittadini che il SINDACATO attento alle esigenze del Paese si farà carico di ogni operazione di verità per dire chiaramente:
NO al salario minimo, NO alla cancellazione degli ammortizzatori sociali, NO ai demansionamenti, NO alla truffa del TFR, NO alla cancellazione della previdenza complementare, NO ai tagli di risorse agli enti locali che significano più Tasse locali e meno servizi;
Vogliamo invece dire: SI ai rinnovi dei Contratti Collettivi Scaduti da anni, SI al taglio della pressione fiscale sui lavoratori abbassando le aliquote IRPEF, SI all’adeguamento delle Pensioni a cominciare dagli 80€ ai pensionati, SI alla lotta vera all’evasione fiscale, SI all’organizzazione dei servizi ai cittadini efficace con il superamento delle più di 8000 aziende pubbliche, SI alla riorganizzazione dei presidi territoriali con la consapevolezza delle esigenze della comunità e non come avvenuto con le Province. La politica del governo contro i lavoratori e contro il sindacato non paga, lo sciopero è uno strumento e non un fine, costa ai lavoratori e al sindacato, almeno quello che se ne fa carico senza pensare strumentalmente alla tattica del giorno dopo magari per non inimicarsi il manovratore, ma allontanare i cittadini dalle scelte della politica è grave, è pericoloso, riportare il confronto nell’agenda del governo è indispensabile prima che sia troppo tardi, e le quote dei tanti che hanno disertato le urne deve far riflettere sulla caratteristica presuntuosa e autoritaria del governo che sta facendo male al Paese e a quanti hanno provato a credere anche in una sinistra di governo riformista e moderna, di cui non avrebbero voluto pentirsi. Ma questa è un altra storia anche se più vicina di quanto si pensi e che tocca gli stessi lavoratori, giovani e pensionati dimenticati da Renzi, ma che ricordano e ricorderanno al momento opportuno”.

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