Carullo: “Basta con la bagarre politica sui rifiuti”

Nell’assistere all’ennesima emergenza rifiuti in Campania, mi chiedo perché la gestione dei rifiuti deve essere materia riservata alla politica. Lo scrive in una lettera aperta Vincenzo Carullo, ex sindaco di Monteforte, ora consigliere comunale. “L’attività politica – aggiunge – dovrebbe limitarsi alla regolamentazione ed alla verifica, perché anche alla gestione? Infatti, mentre la regolamentazione e la verifica sono attività proprie della politica, la gestione è decisamente un’attività impropria. Si dice che è necessaria per contrastare le infiltrazioni delinquenziali? Non mi pare che si siano registrati successi neanche in questo, oltretutto mortificando il “mercato” dei rifiuti ma anche le stesse attività di regolamentazione (si legifera sempre più in virtù delle necessità del momento e non già per rendere efficiente il mercato) e vigilanza (attività vigilata e vigilante sono in realtà due braccia dello stesso corpo – si pensi per esempio all’Arpac, Agenzia Regionale preposta alla Protezione Ambientale della Campania, che è chiamata a vigilare sulle stesse attività gestite essenzialmente dalla Regione, dalle Provincie e dai Comuni). Il mercato dei rifiuti. Su questo concetto, per anni si è ragionato (ed ancora si continua a farlo) al fine di realizzare un “ciclo integrato” che, nell’ottimizzare il servizio, sia capace di produrre “economia di scala”. In realtà, il “mercato della raccolta” è ben diverso dal “mercato dello smaltimento” e dal “mercato del riciclo” per almeno tre motivi: Il primo motivo è dato dallo scopo. Mentre per la raccolta lo scopo dell’attività è quello di raggiungere un soddisfacente livello di igiene ambientale, per lo smaltimento lo scopo è quello di ridurre ed ottimizzare il prodotto “rifiuto”. Il secondo motivo di differenziazione è dato dall’area di mercato. Infatti, mentre per la raccolta, il bacino di riferimento non può che essere il territorio comunale, per lo smaltimento, il bacino è sicuramente quello regionale ed oltre (ciò nonostante, in assenza di un bacino provinciale, si sono date autonomie a queste ultime con il risultato che funzionano solo dove il fenomeno è contenuto). Il terzo motivo è offerto dallo stesso mercato del riciclo. Quell’attività che, in sostanza, si manifesta attraverso la reimmissione nel ciclo produttivo di tutti quei materiali per l’appunto riciclabili. Immaginare di ottimizzare tre attività così diverse tra loro, solo perché si parte dal sacchetto di spazzatura, francamente, mi pare ambizioso (per non dire irrealistico). Oltretutto, non vedo nemmeno la sussistenza dei requisiti fondamentali per poter parlare di “monopolio naturale” perché “…si ha monopolio naturale quando una sola impresa è in grado di produrre ogni quantità che il mercato è disposto ad acquistare ad un costo più basso di qualsiasi combinazione di due o più imprese”. Al più, questo può accadere per l’attività di termovalorizzazione del rifiuto ma non certo anche per la raccolta o per il riciclo. Ancora, la stessa idea astratta di raggiungere economie di scala, mi pare anch’essa a tutt’oggi una chimera mai raggiunta. Probabilmente perché un’economia di scala è possibile perseguirla per lo smaltimento non anche per la raccolta che, per sua natura (raccogliere, spazzare, pulire le strade) ha come obiettivo il raggiungimento di un’economia di costo (il miglior servizio al miglior costo possibile). E come se ne esce? Forse cominciando a separare appunto i mercati. Lasciare che della raccolta se ne occupino solo ed esclusivamente i sindaci in piena autonomia, perché sono loro i responsabili dell’igiene urbana e sono sempre loro a rispondere direttamente ai cittadini (basterebbe che li si lasciassero organizzare con mezzi diretti, con ricorso alla gara esterna o come credono); dello smaltimento l’industria (pubblica, privata o mista purché con capacità finanziarie e tecnologiche adeguate); del riciclo la rete produttiva già esistente. In quest’ottica, probabilmente, potremo vedere restituire l’attività di regolamentazione alla politica, quella di vigilanza agli organi di controllo, le strade pulite e servizi più efficienti ai cittadini”.

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