Allevatori irpini a Roma per dire No al formaggio senza latte

“Con il via libera alla polvere di latte sono a rischio i formaggi tradizionali irpini, a cominciare dal pecorino bagnolese o di Carmasciano, prodotti che ad Expo hanno suscitato la curiosità e l’interesse di migliaia di visitatori stranieri. Pare paradossale che proprio nell’anno di EXPO dedicato al cibo, si attui un provvedimento che va nella direzione della perdita delle nostre tradizioni enogastronomiche”. Lo dichiara il direttore di Coldiretti Avellino, Salvatore Loffreda, questa mattina im…

“Con il via libera alla polvere di latte sono a rischio i formaggi tradizionali irpini, a cominciare dal pecorino bagnolese o di Carmasciano, prodotti che ad Expo hanno suscitato la curiosità e l’interesse di migliaia di visitatori stranieri. Pare paradossale che proprio nell’anno di EXPO dedicato al cibo, si attui un provvedimento che va nella direzione della perdita delle nostre tradizioni enogastronomiche”. Lo dichiara il direttore di Coldiretti Avellino, Salvatore Loffreda, questa mattina impegnato a Roma, con centinaia di allevatori irpini, per protestare contro il via libera della Ue alla polvere di latte per la produzione di formaggi. “Il comparto zootecnico e caseario – sottolinea il direttore Loffreda – rappresenta una realtà produttiva di primaria importanza per la nostra provincia e un esempio della capacità tutta irpina di imporsi sui mercati internazionali. Quando si parla di comparto zootecnico si parla di crollo e di gioco al ribasso del prezzo del latte e l’ultimo provvedimento che prevede la produzione di formaggio con latte in polvere impone a tutti di schierarsi e mobilitarsi a fianco e a favore degli allevatori, che rappresentano la parte più debole della filiera pur essendone quella più importante. C’è da salvare un settore di straordinaria importanza per la storia e per l’economia della provincia di Avellino”. Per ogni centomila quintali di latte in polvere importato in più scompaiono 17mila mucche e 1.200 occupati solo in agricoltura, secondo una analisi della Coldiretti. Il formaggio senza latte danneggia e inganna i consumatori, mette a rischio un patrimonio gastronomico custodito da generazioni, con effetti sul piano economico, occupazionale ed ambientale.

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